BlackCore, algoritmi e manipolazione: quando il codice decide per te

BlackCore, algoritmi e manipolazione: quando il codice decide per te

Smettetela di pensare che il vero pericolo sia un bug nel vostro script Python o un errore di compilazione su un progetto Arduino. Il vero problema è quando il codice smette di rispondere ai vostri input e inizia a scrivere la propria agenda politica.

Le ultime notizie che arrivano da Reuters sono decisamente poco divertenti. Una società israeliana, BlackCore, è finita nel mirino delle autorità per un presunto piano di interferenza elettorale che avrebbe colpito non solo New York, ma anche la Scozia. Non parliamo di un semplice bot che spamma meme su Twitter (o X, che sia), ma di operazioni mirate a manipolare l’opinione pubblica e influenzare i processi democratici tramite tecniche di disinformazione e gestione digitale dei dati.

Se per noi smanettoni l’idea di ‘hackerare’ qualcosa significa bypassare un limite hardware o far girare un kernel custom su un vecchio Commodore è pura eccitazione, qui siamo su un altro livello di dark side. Qui si parla di usare la potenza del data mining e della manipolazione algoritmica per alterare il risultato di una votazione. È il tipo di ‘hacking’ che non lascia tracce nel registro di sistema, ma che riscrive la realtà sociale.

Da maker e sviluppatori, noi siamo abituati a smontare le cose per capire come funzionano, per cercare la trasparenza. Il problema con BlackCore e simili è che operano in una ‘black box’ totale. È l’incubo definitivo del vendor lock-in, ma applicato alla società: una tecnologia proprietaria, opaca, che decide cosa devi vedere e cosa no, senza che tu possa nemmeno controllare il codice sorgente o verificare l’integrità dei dati.

Cosa significa tutto questo per noi che amiamo l’open source, Godot e la libertà di creare? Significa che la battaglia per la privacy e per la sovranità digitale non è solo una questione di password robuste o di usare GIMP invece di Photoshop. È una lotta per impedire che le infrastrutture critiche della nostra società diventino dei dataset manipolabili da qualche agenzia privata in cerca di profitto o influenza politica.

Spero davvero che questa vicenda non finisca nel solito limbo di indagini che non portano a nulla, dove le big tech pagano una multa ridicola e tornano a operare come se nulla fosse. Se vogliamo un futuro in cui la tecnologia sia uno strumento di empowerment e non una catena invisibile, dobbiamo pretendere trasparenza. Altrimenti, l’unico ‘update’ che riceveremo sarà quello imposto da un algoritmo che non abbiamo autorizzato.

Source: Israeli firm BlackCore suspected of meddling in New York and Scotland votes

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