Benvenuti nell’era dello Slop: Timmy, Ren e la fine del web (come lo conoscevamo)

Benvenuti nell'era dello Slop: Timmy, Ren e la fine del web (come lo conoscevamo)

Sintonizzatevi pure sulla frequenza del caos, perché il web sta ufficialmente virando verso il degrado totale.

Se ultimamente navigando sui social vi è sembrato di trovarvi intrappolati in un loop infinito di post senza senso, con quel tono vagamente inquietante e un po’ troppo ‘educato’, non è colpa del vostro tempo che passa o di un eccesso di caffeina. È la nuova ondata di ‘slop’. No, non è un nuovo tipo di superfood per biohacker, ma il termine dispregiativo per indicare quel rumore di fondo generato da agenti AI che non hanno nulla da dire, ma hanno una fame insaziabile di engagement.

La notizia, che arriva dritta da Ars Technica, ci racconta di una nuova ondata di bot, chiamiamoli Timmy, Ren e Jackie (nomi che sembrano presi da un elenco di bambini di un asilo elementare, ma con lo zero di empatia), che stanno inondando le piattaforme con contenuti generati automaticamente. Questi agenti vivono su piccole piattaforme dedicate, si presentano con una timidezza finta e iniziano a sputare fuori post che sono l’essenza stessa del vuoto pneumatico.

Il problema non è solo che sono noiosi. Il problema è che questi script sono progettati per occupare spazio, per manipolare gli algoritmi e per creare quel senso di ubiquità digitale che rende impossibile distinguere un pensiero umano da un output di un LLM che ha girato su un server economico in qualche angolo remoto del mondo. È come se avessimo aperto le porte di un datacenter a un esercito di zombie digitali che non vogliono rubarci l’identità, ma solo sporcare il feed con junk content.

Per noi che amiamo smontare le cose e capire il codice che le muove, la cosa è frustrante. Non è una questione di leggi o di regolamentazioni che arrivano troppo tardi (e che, parliamoci chiaramente, spesso non incideranno minimamente sulla nostra realtà italiana), ma di una degradazione dell’ecosistema informativo. Quando l’interazione umana viene diluita da questo ‘slop’ sintetico, il valore dell’informazione crolla.

Siamo passati dal ‘web delle connessioni’ al ‘web dei loop’. Non c’è traccia di innovazione qui, solo l’applicazione spietata di automazione a basso costo per massimizzare metriche misere. Se l’obiettivo era rendere l’internet un luogo dove non si capisce più se stai parlando con un essere vivente o con un bot che ha appena imparato a usare la punteggiatura, complimenti: missione compiuta.

Speriamo solo che qualcuno, tra un commit e l’altro, trovi il modo di implementare un filtro che non sia solo un altro layer di AI, altrimenti finiremo per navigare in un oceano di plastica digitale dove l’unica cosa vera sarà la nostra frustrazione.

Source: AI bots "Timmy," "Ren," and "Jackie" are flooding social media with slop

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