
Immaginate di comprare un motore custom per la vostra macchina da corsa, ma di scoprire che per farlo girare dovete prima pagare una tassa sulla velocità, poi una tassa sulla rotazione degli ingranaggi e, infine, una commissione extra ogni volta che volete cambiare marcia.
Sembra assurdo, vero? Eppure è esattamente così che funzionano i moderni servizi cloud. Siamo tutti intrappolabile in un ecosistema di astrazioni che promettono semplicità e ci restituiscono solo costi esorbitanti e limitazioni tecniche che sembrano scritte da un burocrate di Amazon.
Recentemente è uscita una bomba su Hacker News: un developer (che non sembra uno che si perde in chiacchiere) ha annunciato che sta costruendo exe.dev. E non, non è l’ennesima startup che promette di rivoluzionare il marketing digitale. Sta letteralmente costruendo un cloud. Ma un cloud *vero*, uno di quelli che non ti fa venire il mal di testa quando devi configurare un disco o gestire il traffico di rete.
Il punto è che l’attuale paradigma del cloud è rotto. Gli Hyperscaler hanno creato dei ‘monoliti’ di servizi dove tutto è interconnesso in modo da impedirti di andartene. Vuoi usare un disco veloce? Preparati a pagare cifre che farebbero piangere un contabile. Vuoi far parlare due server tra loro senza spendere un patrimonio in egress fees? Buona fortuna.
L’autore del post originale ci spiega una cosa che noi smanettoni capiamo fin troppo bene: le VM moderne sono ‘sbagliate’. Sono legate a risorse CPU e memoria in modi rigidi e inutili. E poi c’è il dramma degli SSD. Siamo passati dai dischi meccanici con tempi di accesso da millisecondi a SSD che volano, eppure i provider cloud continuano a offrirci storage remoto che strozza le performance come se fossimo ancora nel 1995. È come avere una Ferrari ma doverla guidare dentro un condotto per l’acqua.
Per noi che amiamo il ferro, che passiamo le notti a configurare i nostri server casalinghi o a ottimizzare script per l’automazione, questa notizia è una boccata d’aria fresca. L’idea di avere risorse (CPU, RAM, disco NVMe locale) che puoi gestire senza dover sottostare a logiche di PaaS assurde o a Kubernetes — che, ammettiamolo, spesso è solo un enorme layer di complessità per coprire i buchi dei provider — è entusiasmante.
Certo, restiamo con i piedi per terra: costruire un’infrastruttura globale è un’impresa titanica. Ma l’approccio ‘torno alle basi, monto i server nei data center e gestisco io lo stack’ è esattamente il tipo di mentalità hacker che serve per rompere il monopolio della mediocrità tecnologica.
Speriamo che exe.dev riesca a farcela. Se riuscissero a offrirci un ambiente dove possiamo lanciare i nostri esperimenti, le nostre AI agent e i nostri servizi senza temere che una fattura improvvisa ci mandi in bancarotta, avrebbero fatto un favore enorme a tutta la community. Meno fuffa, più prestazioni. È tutto quello che chiediamo.
Source: I am building a cloud
