
Comprare un pezzo di hardware e pensare di possederlo è diventato un atto di fede che sta per essere messo alla prova dai tribunali. Se pensavate che il vendor lock-in fosse un problema limitato solo alle stampanti multifunzione o ai software in abbonamento, preparatevi, perché la situazione con Bambu Lab sta prendendo una piega decisamente distopica.
Il punto della questione? Un developer indipendente, Pawel Jarczak, ha visto il suo progetto «OrcaSlicer-BambuLab» oscurato dopo una minaccia di ‘cease and desist’ da parte di Bambu Lab. La scusa ufficiale? Un carico eccessivo di richieste non autorizzate ai loro server cloud. In pratica, Bambu Lab dice che l’integrazione tra il loro hardware e il software open-source sta intasando l’infrastruttura. Tradotto dal corporate-speak: «Vogliamo che usiate solo il nostro ecosistema chiuso e controllato, e se provate a fare diversamente, vi blocco l’accesso».
Qui entra in scena il leggendario Louis Rossmann. Se lo seguite, sapete che non è il tipo che sta zitto quando vede un gigante che calpesta i diritti di riparazione (Right to Repair). Rossmann non si è limitato a un post di protesta su YouTube: ha messo sul piatto 10.000 dollari per coprire le prime spese legali di Pawel, nel caso decidesse di resistere e riportare il fork di OrcaSlicer su GitHub. Il messaggio per Bambu Lab è stato chiaro, diretto e privo di qualsiasi eufemismo aziendale: «Andate a farvi fottere. Prendetevi qualcuno della vostra taglia».
Per noi che passiamo le serate a calibrare estrusori, modificare firmware o progettare parti in Blender, questa non è solo una disputa legale tra programmatori. È un attacco al cuore della nostra cultura. Noi compriamo macchine per smanettarle, per migliorarle, per farle girare con software che ci permetta di avere il controllo totale. Se accettiamo che un produttore possa decidere quali script o quali interfacce third-party sono ‘pericolosi’ solo perché non passano attraverso il loro cloud, allora non siamo più proprietari dei nostri oggetti, siamo solo inquilini di un ecosistema che può decidere di licenziarci in qualsiasi momento.
Le stampe Bambu Lab sono macchine incredibili, non possiamo negarlo, ma la tendenza a rendere i componenti non sostituibili (ricordate le aste di carbonio non sostituibili della X1 Carbon?) e l’uso di componenti incollati è un segnale d’allarme enorme. Se la battaglia legale dovesse partire, saremmo tutti coinvolti. Non serve essere un avvocato; basta un paio di dollari per sostenere la causa. Perché se perdiamo il diritto di controllare il software che muove i motori della nostra stampante, la prossima mossa sarà bloccare l’uso di filamenti non brandizzati o, peggio, richiedere una licenza mensile per ogni nuovo layer stampato.
Restate sintonizzati, perché questa guerra tra il cloud proprietario e il codice libero si preannuncia epica. E spero vivamente che i server di Bambu Lab reggano, perché la libertà di smanettare non ha prezzo (ma se serve, Rossmann ha già pronto il fondo legale).
Source: Louis Rossmann offers to pay legal fees for a threatened OrcaSlicer developer
