
C’è qualcosa di profondamente poetico nel vedere un progetto nato per ‘liberare’ l’hardware Apple decidere di alzare un muro difensivo attorno al proprio codice.
L’ultimo aggiornamento da parte del team di Asahi Linux non è solo un semplice changelog tecnico, ma un vero e proprio manifesto di sopravvivenza. Se da un lato abbiamo notizie che fanno battere il cuore di ogni appassionato di reverse engineering, dall’altro assistiamo a una decisione drastica che cambierà il modo in cui il progetto interagisce con il resto del mondo.
Partiamo dalle belle notizie, quelle che rendono Asahi un progetto tecnicamente ‘spaventoso’. Il team ha lavorato intensamente sul beamformer dei microfoni dei MacBook, riscrivendolo in Rust. Sebbene il linguaggio sia fantastico, le operazioni matematiche pesanti (come le trasformate FFT) sono un incubo da ottimizzare senza usare istruzioni manuali per il processore. Grazie all’intervento di alcuni collaboratori, hanno implementato ottimizzazioni SIMD che hanno reso il sistema quasi due volte più veloce, consumando ancora meno CPU. In pratica, i vostri MacBook su Linux ora ‘ascoltano’ meglio e con meno sforzo. Un traguardo che parla di una cura maniacale per il dettaglio.
Ma la vera notizia, quella che scotta, riguarda la licenza. Fino ad oggi, Asahi ha usato la licenza MIT, una delle più permissive e amichevoli che esistano. L’idea era: ‘Usate pure il nostro codice, portatelo nei vostri sistemi, fate crescere l’ecosistema’. Purtroppo, sembra che qualcuno abbia preso questa generosità per un invito a saccheggiare.
Il team ha denunciato tentativi di sfruttamento da parte di attori poco onesti, alcuni dei quali hanno letteralmente ‘copiato e incollato’ codice in fase di sviluppo per alimentare progetti proprietari, spesso usando persino l’intelligenza artificiale per mascherare l’origine del codice. È quella dinamica un po’ tossica che vediamo spesso oggi: aziende o laboratori che estraggono valore dal lavoro comunitario per poi rivenderlo sotto un’altra etichetta, senza restituire nulla alla base che ha reso possibile quel progresso.
Per questo motivo, Asahi Linux ha deciso di abbandonare la licenza MIT per passare alla GNU GPL v2 o superiore. È una mossa di ‘strong copyleft’: se usi il nostro codice, devi rendere pubblico il tuo. È una risposta alla tendenza moderna di chi vede il software libero non come un bene comune, ma come una miniera da sfruttare senza troppi complimenti.
Per noi che viviamo di open source, questa è una lezione di storia. Come accadde per WINE nei primi anni 2000, la libertà non deve necessariamente significare l’assenza di regole. Proteggere il proprio lavoro non significa chiudersi, ma assicurarsi che il progresso resti un ciclo virtuoso e non un processo di estrazione selvaggia.
Source: Asahi Linux Progress Linux 7.3
