
Avete presente quando cercate di evitare un ex tossico e lui, dopo mesi di silenzio, si presenta sotto casa con un mazzo di fiori e una richiesta di ‘parlare un secondo’? Ecco, Apple ha appena fatto esattamente la stessa cosa con i suoi nuovi servizi di ‘Intelligence’.
Il punto non è la tecnologia in sé — che tra l’altro, se funziona bene, può essere anche divertente — ma il metodo. Il caso è questo: un utente (che noi amiamo per il suo coraggio nel dire di no) era riuscito a disattivare le funzioni di monitoraggio dati su macOS 15.3. Un piccolo gesto di autodeterminazione digitale, un flag impostato su ‘off’. Poi, l’aggiornamento a macOS 27. E boom. Quel mitico interruttore? Sparito. Non è che la funzione sia stata disabilitata; è che l’opzione per dire di no è stata letteralmente rimosposta dal menu.
Siamo di fronte a un classico caso di ‘dark pattern’ evoluto. Se non ti piace la nuova funzionalità, non puoi spegnerla; puoi solo cercare di nasconderla sotto strati di impostazioni del ‘Tempo di utilizzo’ (sì, proprio dove si gestiscono i limiti per i bambini) o sperare che un processo fantasma di Siri smetta di mangiare RAM e scrivere dati sul disco. È un po’ come se in un ristorante ti portassero la trippa anche se avevi dichiarato un’allergia mortale, dicendoti: «Beh, non avevamo l’opzione ‘senza trippa’ nel nuovo menu, quindi mangiala e basta».
E non finisce qui. L’aggiornamento non si è limitato a forzare la mano sulle preferenze, ma ha occupato circa 22 GB di spazio disco. In un’epoca in cui Apple ti chiede cifre astronomiche per ogni singolo GB extra di storage (parliamo di circa 500 euro per un Terabyte, un furto legalizzato che farebbe invidia a un cattivo di un film di serie B), trovarsi un ‘mattone’ digitale non richiesto che ingombra il disco è una pugnalata al cuore.
Certamente, noi in Italia siamo abituati a software che decidono per noi, ma qui entriamo in un territorio dove il concetto di consenso sembra essere stato rimosso dal dataset di addestramento delle AI. Il problema non è solo la privacy, che è sacra per chiunque mastichi un po’ di codice, ma l’arroganza di un’industria che sta decidendo che il futuro deve essere implementato ‘a forza’.
Se l’idea è quella di creare un ecosistema dove l’utente è solo un ospite che non può nemmeno scegliere se tenere la finestra aperta, allora siamo molto lontani dall’ideale di tecnologia come strumento di libertà. Il prossimo passo sarà un aggiornamento che disabilita anche il tasto ‘Cancel’? Spero di no, ma guardando come si muovono i colossi del momento, non mi stupirei affatto.
Source: I said no and Apple said yes
