
Le borse valori sembrano aver finalmente deciso di smettere di bere Red Bull e tornare a un regime di moderazione, e Anthropic ne sta pagando il conto.
Se pensavate che il mondo dell’IA fosse una linea retta verso l’infinito, i recenti movimenti legati alla possibile IPO di Anthropic sono qui per ricordarci che la gravità esiste anche nei mercati finanziari. Secondo le ultime indiscrezioni che circolano tra i big della finanza, gli acquirenti stanno guardando a una valutazione che potrebbe scendere fino a 1.1 o 1.3 trilioni di dollari. Sì, avete letto bene: un numero con dodici zeri, ma comunque in calo rispetto alle proiezioni più deliranti di qualche mese fa.
Per chi non mastica i mercati americani, una cosa del genere significa che l’euforia post-ChatGPT sta incontrando la realtà dei fatti. Dopo la frenesia collettiva, gli investitori stanno iniziando a farsi domande scomode: quanto costano davvero questi modelli? Quanti GPU servono per farli girare? E soprattutto, il ritorno sull’investimento è reale o stiamo solo alimentando un enorme castello di sabbia fatto di hype e promesse di superintelligenza?
Certo, restiamo con i piedi per terra: parliamo comunque di un valore da capogiro che farebbe sembrare la nostra piccola realtà italiana un’impresa di panificazione locale. Ma il punto non è quanto siano grandi i numeri, quanto sia la direzione del trend. Vedere una valutazione scendere mentre il settore dell’IA subisce un ‘rout’ (un calo generalizzato) suggerisce che la fase del ‘compra tutto quello che ha un logo di un robot’ è finita.
Il rischio, come sempre, è che questo calo di entusiasmo possa frenare la ricerca di soluzioni che non siano solo scatole nere proprietarie e inaccessibili. Mentre i grandi player si scontrano sui bilanci, noi che preferiamo compilare il nostro codice e testare modelli locali speriamo che questa correzione non finisca per castrare l’innovazione che serve davvero a noi, e non solo a chi deve fare il prossimo exit trionfale a Wall Street.
Insomma, la bolla sta sgonfiandosi o si sta solo stabilizzando per una crescita più sana? Non lo sappiamo ancora, ma una cosa è certa: il tempo delle chiacchiere e dei comunicati stampa gonfiati sta finendo. È tornato il tempo dei fatti, dei benchmark e dei conti che devono tornare.
