Ancora un’altra ‘opera d’arte’ generata da un prompt: il virus dell’AI-pilled sta infettando il web

Ancora un'altra 'opera d'arte' generata da un prompt: il virus dell'AI-pilled sta infettando il web

Avete presente quella sensazione di déjà vu che provate quando scorrete il feed e tutto sembra stranamente… omogeneo? Come se un algoritmo avesse deciso il tono, il ritmo e persino il livello di profondità di ogni singola parola che state leggendo.

Recentemente è esploso un nuovo trend di narrativa speculativa che sta facendo il giro del web, e no, non è la nuova stagione di Black Mirror che stavamo aspettando. È un’ondata di contenuti ‘AI-pilled’, ovvero storie e scenari che sembrano progettati non per stimolare l’immaginazione, ma per massimizzare l’engagement attraverso tropi predefiniti e una struttura così prevedibile da far venire l’abbiocco anche a un mainframe degli anni ’70.

Il problema non è la tecnologia in sé — noi che passiamo le serate a debuggare script Python o a configurare server home lab sappiamo bene quanto sia potente l’automazione — ma l’uso che se ne sta facendo. Stiamo assistendo alla nascita di un genere che non cerca di esplorare l’ignoto, ma si limita a ricombinare frammenti di ciò che è già stato detto, filtrandoli attraverso un processo di mediazione algoritmica che livella ogni picco creativo. È la cosiddetta ‘speculative fiction’ che diventa una fotocopia di una fotocopia.

Questa tendenza sta diventando virale in modo pericoloso perché satura lo spazio informativo con contenuti che sono esteticamente accattivanti ma strutturalmente vuoti. È il trionfo del pattern recognition applicato alla narrativa: se il modello sa che un certo setup di trama genera click, lo ripeterà all’infinito, creando un loop di feedback che soffoca l’originalità.

Certo, per noi che viviamo in Italia, questo fenomeno spesso sembra una questione da forum americani o da Silicon Valley, ma l’impatto è globale. Quando la cultura viene standardizzata da processi automatizzati, perdiamo proprio quella capacità di ‘pensare fuori dal box’ che è la base della nostra community. Se smettiamo di produrre idee che rompono gli schemi per paura di non essere ‘algoritmicamente compatibili’, finiremo per vivere in un mondo scritto da un prompt di dieci righe.

In definitiva, è un trend che dovrebbe morire il prima possibile. La vera speculazione scientifica e narrativa dovrebbe farci porre domande difficili, non rassicurarci con scenari che sono solo l’estensione logica di un dataset di addestramento. Spegniamo l’automazione e riaccendiamo il cervello, perché la vera creatività non è prevedibile.

Source: Yet Another Piece of AI-Pilled Speculative Fiction Has Gone Dangerously Viral

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