
Immaginate di trovarvi a un torneo di poker dove il banco ha appena deciso di raddoppiare la posta, non perché ha le carte vincenti, ma perché non vuole che gli altri giocatori portino i loro mazzi in un altro tavolo. Ecco, Alphabet (per gli amici, il colosso che possiede Google) sta facendo esattamente questo.
Secondo quanto trapelato da Gizmodo, la big tech sta mettendo in campo una manovra da paura per attirare circa 80 miliardi di dollari di capitali. L’obiettivo? Intercettare quel flusso di denaro che, altrimenti, finirebbe dritto nelle IPO (le famose quotazioni in borsa) di altri player pesanti come OpenAI, Anthropic o la SpaceX di Musk. In pratica, Google sta cercando di fare il ‘margin call’ sull’intero ecosistema dell’intelligenza artificiale.
Per noi che passiamo le serate a far girare modelli LLM locali o a cercare di capire come far collaborare un vecchio Raspberry Pi con un’istanza di GPT, la notizia suona come il classico tentativo di monopolio che già conosciamo. È la solita guerra tra titani che non riguarda la qualità del codice o l’efficienza di un algoritmo, ma solo chi riesce a blindare più capitali per costruire infrastrutture che, spoiler, saranno probabilmente proprietarie e chiuse.
C’è un lato che trovo quasi stimolante, se vogliamo essere ottimisti: se Google riesce a iniettare questa quantità di risorse nelle proprie divisioni AI, potremmo vedere una potenza di calcolo senza precedenti. Se questo significa che i modelli diventeranno più intelligenti e, spero, più accessibili tramite API meno costose, allora ben venga la guerra dei prezzi. Ma se l’obiettivo è solo creare un recinto ancora più alto per impedire ai nuovi player di emergere, allora siamo messi male.
Il rischio concreto per la nostra community è il solito, odioso vendor lock-in. Più denaro si concentra nelle mani di pochi, più diventa difficile per un maker o un piccolo sviluppatore creare qualcosa di veramente indipendente senza dover chiedere il permesso a un algoritmo che vive dentro un server proprietario in un data center protetto da mille livelli di sicurezza.
In definitiva, Alphabet sta giocando d’azzardo con una cifra che farebbe impallidire il budget di un intero progetto di automazione industriale. Vedremo se questa mossa riuscirà a frenare l’ascesa delle startup o se sarà solo un modo costosissimo per tentare di mantenere il controllo su un territorio che sta già cambiando troppo velocemente per essere dominato da un solo padrone.
