AirPods 5: Il miracolo del silenzio (senza tapparsi le orecchie)

AirPods 5: Il miracolo del silenzio (senza tapparsi le orecchie)

Scommettere che la fisica sia un concetto opzionale per il marketing di Cupertino è ormai un classico dei nostri tempi.

Apple ha appena tirato fuori il comunicato per le nuove AirPods 5 e, se leggete bene le slide (o meglio, le parole scritte con font eleganti e spazi generosi), la promessa è di una portata quasi mitologica: la migliore cancellazione attiva del rumore (ANC) sul mercato, ma con un design ‘open-ear’. Sì, avete letto bene. Vogliono darvi il silenzio senza l’imbarazzo di dovervi infilare dei gommini dentro il condotto uditivo come se steste cercando di sigillare una perdita d’acqua in un server rack.

Per i non addetti ai lavori (e per chi non ha passato le ultime notti a debuggare driver audio su Linux), il concetto di ANC in un design aperto è una sfida tecnica pazzesca. Normalmente, per cancellare il rumore esterno, devi creare una barriera fisica. Se non c’è il sigillo, il rumore entra. Apple sostiene di aver risolto l’equazione, portando una qualità audio superiore e una gestione del rumore ambientale che dovrebbe permettervi di ignorare il collega che urla al telefono in ufficio, pur continuando a sentire se qualcuno vi chiama per il caffè.

Dal punto di vista tecnico, l’entusiasmo è lecito. Se riuscissero davvero a gestire le onde sonore in uno spazio così aperto senza trasformare la musica in una cacofonia di venti e fischi, sarebbe un salto generazionale. È quel tipo di innovazione che fa dire ‘wow’ anche a chi preferisce i vecchi e onesti cuffioni over-ear.

Però, restiamo con i piedi per terra. Sappiamo tutti come funziona l’ecosistema della mela: queste meraviglie funzionano da Dio se hai l’iPhone 16, l’iPad Pro e un Apple Watch che ha appena fatto l’aggiornamento software. Se provi a usarle con il tuo Android o con un pezzetto di hardware custom che hai assemblato nel garage, probabilmente ti ritroverai con delle costose astucci per tenere i cavi. È quel tipico recinto invisibile che non ha bisogno di muri, ma solo di un software proprietario molto, molto convincente.

In conclusione: se Apple ha davvero domato le onde sonore in un design aperto, è una vittoria per l’ingegneria. Se è solo un altro modo per farci pagare un premium price per un hardware che ci costringe a restare dentro il loro giardino recintato, beh… beh, siamo abituati. Restiamo in attesa dei primi benchmark seri, quelli fatti da gente che non riceve la cuffia in omaggio dal dipartimento PR.

Source: AirPods 5

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