
Se vi capita di navigare tra i vari meandri del web, avrete notato che ogni link che cliccate sembra aver subito un processo di estensione genetica non richiesto. Vi sbarcano davanti URL che sembrano stringhe di codice di un malware, pieni di quel maledetto ?utm_source=… o ?ref=… che servono solo a un unico scopo: tracciare ogni singolo vostro respiro digitale.
Beh, ecco che qualcuno ha deciso di dire «basta». Chris Morgan, un dev che evidentemente ha raggiunto il limite di sopportazione, ha implementato un ban totale delle query string non autorizzate sul suo sito. Niente più parametri sporchi, niente più tracciamenti inseriti da terzi senza permesso. Se provi a urlare i tuoi parametri di marketing verso il suo server, il suo Caddyfile ti risponde con un secco rifiuto.
La logica è quasi poetica nella sua semplicità: «Se volevo sapere da dove venivi, avrei guardato l’header Referer; se non c’è, è perché c’è un motivo». Una verità scomoda per tutti quei giganti del marketing che vivono di micro-dati rubati. Morgan non si è limitato a lamentarsi su un forum, ha scritto la regola direttamente nella configurazione del server. Ha persino rinunciato ai vecchi trucchi di cache-busting (tipo quel ?t=… che usavamo tutti per forzare l’aggiornamento degli stylesheet) pur di mantenere il suo ambiente pulito e privo di junk.
Personalmente, trovo questa mossa estremamente ‘badass’. Noi che passiamo le giornate a smanettare con script, automazioni e hardware, abbiamo un rapporto viscerale con la pulizia del codice e dei dati. Non c’è niente di più irritante di un sistema che introduce variabili non dichiarate o che sporca l’input con metadata inutili. È come se qualcuno decidesse di saldare un modulo Bluetooth non richiesto sul tuo controller custom solo perché «potrebbe esserti utile per il tracking». No, non lo voglio, non l’ho chiesto e non voglio che inquini il mio progetto.
Certo, dal punto di vista del web marketing tradizionale, questo è un suicidio. Ma dal punto di vista della sovranità digitale e della dignità tecnica, è un piccolo atto di resistenza. Non è una soluzione scalabile per l’intero internet (purtroppo), ma è un segnale potente. La prossima volta che vedete un URL che sembra un intero database, ricordatevi che c’è qualcuno che sta combattendo per riportare l’ordine, un parametro alla volta. E onestamente? Lo sottoscrivo con tutto il cuore.
Source: I’ve banned query strings
