
La legge di Moore è ufficialmente morta e sepolta, ma non disperate: abbiamo trovato un modo per ignorare completamente il concetto di storage.
Se avete passato la settimana a lottare con i limiti di spazio di un vecchio server o a decidere quale progetto di Blender cancellare per far posto a una nuova build di Godot, fermate tutto. È appena apparso su Hacker News un progetto che ride in faccia al concetto di capacità di memoria. Si chiama πfs, ovvero il primo filesystem ‘data-free’. Il concetto è di una genialità (o di una follia) assolutamente surreale: invece di scrivere i bit sul disco, cerchiamo i bit dentro la costante matematica Pi greco.
Per chi non ha passato troppo tempo a fissare sequenze numeriche durante le pause caffè, la teoria è questa: si ipotizza che Pi sia un numero normale. Se così fosse, le sue cifre contengono ogni possibile sequenza finita. In pratica, il tuo file .txt, il tuo firmware per la CNC e persino l’intero repository di Linux sono già da qualche parte lì, sepolti tra i decimali di π. Il filesystem πfs non fa altro che fungere da enorme indice di ricerca: invece di salvare il file, salva la posizione (l’offset) della sequenza di byte all’interno di π.
Dal punto di vista tecnico, l’idea è un trip psichedelico. L’autore usa la formula di Bailey-Borwein-Plouffe per estrarre i dati. Certo, c’è un piccolo dettaglio da nulla: cercare ogni singolo byte in una sequenza infinita è un’operazione che farebbe implodere anche il supercomputer più cattivo del mondo. L’autore ammette con estremo onestà che salvare un file di testo di 400 righe può richiedere cinque minuti. Cinque minuti! Praticamente il tempo che ci metto io a decidere quale plugin di Krita usare.
Il vero paradosso, però, è la gestione dei metadati. Per sapere dove si trova il file, devi salvare la sua posizione. E dove salvi questa posizione? In un altro file. E dove salvi quello? In un altro indice. Alla fine, ti ritrovi con una montagna di metadati che pesano più del file originale, ma ehi, la fuffa dei metadati è la nuova moda del settore, no?
Per noi che amiamo smanettare, πfs è l’essenza del puro spirito hacker: un’idea matematicamente elegante, tecnicamente impraticabile e assolutamente divertente da leggere. Non è una soluzione che userete per il vostro database di produzione, ma è esattamente il tipo di ‘brainstorming’ che ci serve per ricordarci perché amiamo il codice e non la gestione del cloud aziendale. Se vedete i vostri dischi che iniziano a svuotarsi magicamente, non chiamate l’assistenza: avete solo attivato il filesystem definitivo.
Insomma, se cercate l’efficienza, comprate un nuovo SSD. Se cercate l’anarchia matematica, installate πfs e preparatevi a una attesa infinita per ogni singolo byte.
Source: πFS
