IPv6: Trent’anni e ancora a cercare la spina giusta?

IPv6: Trent'anni e ancora a cercare la spina giusta?

Ma davvero sono passati trent’anni dall’introduzione di IPv6? Sembra ieri che si profetizzava la sua imminente adozione come soluzione definitiva alla carenza di indirizzi IPv4. E invece, eccoci ancora qui, a convivere con un sistema che scricchiola e a sperare che qualche provider ci dia un indirizzo pubblico decente.

L’articolo che avete letto (e che ho letto anch’io, per scrivere questo post) riassume bene la situazione: IPv6 non è morto, ma non ha nemmeno conquistato il mondo. È come un progetto open source che ha un maintainer solo quando gli va. Funziona, ma non è esattamente una rivoluzione.

Per noi che amiamo smanettare con la rete, la situazione è un po’ frustrante. IPv6 offre vantaggi reali: semplificazione della configurazione, autoconfigurazione degli indirizzi, miglioramento della sicurezza. Ma implementarlo correttamente è ancora una sfida. E non parliamo di debuggare un problema di connettività quando hai sia IPv4 che IPv6 in ballo… un incubo!

Il problema principale? La pigrizia e l’inerzia. Cambiare infrastruttura costa, richiede competenze, e spesso non c’è un ritorno sull’investimento immediato. Quindi, si continua a usare IPv4 con NAT, a sperare che il cloud faccia tutto il lavoro sporco, e a ignorare il problema finché non esplode in mano.

E poi c’è il vendor lock-in. Alcuni produttori di hardware e software sono ancora restii ad adottare pienamente IPv6, perché non vogliono rompere la compatibilità con i sistemi legacy. È la solita storia: l’innovazione è ostacolata dagli interessi consolidati.

Cosa significa tutto questo per noi? Beh, significa che dobbiamo continuare a imparare, a sperimentare, e a spingere per l’adozione di IPv6. Possiamo iniziare configurando IPv6 sui nostri router e server, testando la connettività, e contribuendo a progetti open source che supportano IPv6.

Non illudiamoci, la transizione completa a IPv6 richiederà ancora anni, forse decenni. Ma ogni piccolo passo conta. E chissà, magari un giorno potremo finalmente dire addio a NAT e godere di una rete più aperta, sicura e scalabile. Intanto, io continuo a configurare il mio firewall per gestire entrambi i protocolli… una gioia!

Source: IPv6 just turned 30 and still hasn't taken over the world

Lascia un commento