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“title”: “L’AI ha appena umiliato i crittografi (e ci ha messo meno di un’ora)”,
“excerpt”: “Un enigma del 1653, rimasto inspiegato per tre secoli, è stato finalmente decifrato da Claude Fable 5.1. Non serve un supercomputer, basta un po’ di logica e zero distrazioni.”,
“content”: “Tre secoli di enigmistica, ricercatori storici, esperti di crittografia e studiosi di testi antichi, tutto per scontrarsi contro un muro di numeri apparentemente senza senso. Il ‘Cyphral Distich’ di Sir Thomas Urquhart stava lì, a prendersi gioco dell’umanità dal 1653, finché non è arrivato un modello di linguaggio con la voglia di fare il fenomeno.nnNon parliamo di una violazione di protocolli SSH o di un exploit zero-day su un kernel Linux, roba che ci interessa da matti quando si parla di sicurezza. Parliamo di pura, pura logica applicata a un testo che sembrava un bug di sistema dell’era barocca. Claude Fable 5.1 ha preso quel cryptogramma di 64 numeri, ha processato circa 176k token e in meno di un’ora ha sputato fuori la soluzione. Il risultato? Una preghiera realizzatrice per il re Carlo II. Praticamente, l’AI ha risolto un puzzle che i nostri antenati consideravano un capolello di difficoltà.nnIl trucco non era una complessa funzione di hashing o una chiave AES da far sudare i server della NSA. La chiave era… il libro stesso. Urquhart, che era un tipo decisamente creativo (e probabilmente un po’ fissato), aveva nascosto l’indizio proprio nel testo. Usando i numeri come indici per parole specifiche all’interno delle sue ‘Proquiritations’, il messaggio emergeva con una naturalezza quasi imbarazzante per noi umani. È quel classico caso in cui

Source: Fable 5.1 Solves the Cyphral Distich, a 370-year-old cipher

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