
“title”: “Flock: Quando il prototipo maker diventa un incubo distopico”,
“excerpt”: “Un progetto nato per combattere i furti con smartphone e pannelli solari si è trasformato in un impero da otto miliardi di dollari. Ecco come la buona volontà tech può finire in una rete di sorveglianza totale.”,
“content”: “Tutto è iniziato con un classico scenario da maker: un problema reale, un po’ di hardware preso in prestito e la voglia di patchare la realtà. Langley, un ingegnere con la tipica mentalità ‘problem-solving’, nel 2017 decide che le telecamere della polizia non bastano per fermare i carjackers nel suo quartiere ad Atlanta. Cosa fa? Prende degli Android, ci attacca dei pannelli solari e crea un sistema DIY di lettura targhe. Geniale, no? Un po’ come quando monti un server domestico per gestire l’automazione della casa, ma con l’obiettivo di scovare criminali.nnIl problema è che quel prototipo ‘vigilante’ è cresciato in modo incontrollato, diventando Flock, una multinazionale da oltre otto miliardi di dollari che ora monitora le strade di quasi tutti gli Stati Uniti. E non si limita a leggere le targhe: ora traccia marca, modello e colore di ogni veicolo che passa. Il tutto senza bisogno di mandati o controlli giudiziari. In pratica, hanno creato un database globale che gira in background, proprio come un processo malevolo che ti ruba le risorse di sistema senza che tu te ne accorga.nnCerto, leggendo le slide di marketing di Langley sembra tutto bellissimo: ‘la tecnologia che salva vite’. E in alcuni casi, come per un recente caso di cronaca, ha funzionato. Ma il lato oscuro è decisamente più interessante (e inquietante). Le telecamere sono diventate strumenti usati per scopi che nulla hanno a che fare con la sicurezza pubblica, come pedinare ex partner o monitorare attivisti. È il classico caso in cui uno strumento potente, progettato con buone intenzioni, finisce nelle mani di chiunque abbia i permessi di root giusti.nnPer noi che viviamo in
