100.000 satelliti in orbita: l’iperuranio di Elon Musk o solo un altro enorme lancia-fuffa?

100.000 satelliti in orbita: l'iperuranio di Elon Musk o solo un altro enorme lancia-fuffa?

Avete presente quando cercate di far girare un container pesantissimo su un server con due core e un frammento di RAM? Ecco, SpaceX ha appena deciso di applicare questo approccio alla gestione dell’orbita terrestre.

La notizia è uscita stamattamente dai radar delle news più tech: SpaceX ha presentato una richiesta alla FCC per lanciare ben 100.000 nuovi satelliti Starlink di terza generazione. Parliamo di un incremento che non è solo ‘importante’, è una quantità di hardware che rende l’attuale costellazione una piccola distrazione per un weekend. L’obiettivo dichiarato? Portare la banda larga a livelli multi-gigabit e abbattere la latenza sotto i 20ms.

Sulla carta, la cosa è decisamente figa. Se riuscissero davvero a erogare velocità simmetriche da gigabit via satellite, potremmo finalmente smettere di lanciare maledizioni contro il modem della fibra quando la linea va in blackout. Ma, come sempre quando si parla di Elon Musk, dobbiamo applicare un healthy dose di scetticismo. Al momento, le performance reali di Starlink sono decisamente più ‘umane’ (e meno eroiche) di quanto i comunicati stampa vorrebbero farci credere. Se oggi facciamo fatica a raggiungere i 200 Mbps costanti, come pensate che ci arriveremo ai gigabit senza che la rete collassi sotto il peso di miliardi di dispositivi AI?

C’è poi il problema tecnico del ‘come’. Questi nuovi satelliti peseranno più di due tonnellate l’uno. Il Falcon 9 non basterà; avremo bisogno che lo Starship sia finalmente operativo e stabile, e sappiamo tutti che l’hype per lo Starship è paragonabile a quello per il lancio di un nuovo film Marvel: tanto rumore, ma attendiamo di vedere i test definitivi.

E poi c’è il lato ‘dark’ della questione. Per far funzionare tutto questo, SpaceX sta chiedendo l’accesso a una gamma di frequenze radio che farebbe impallidire un setup radioamatoriale estremo. Gli astronomi sono già in rivolta, e con ragione: un cielo costellato da centomila punti luminosi in movimento renderà l’osservazione delle galassie un’impresa degna di un episodio di Star Trek scritto male.

Per noi che viviamo in Italia, dove la fibra arriva (finalmente) in quasi tutti i centri abitati, questa è una notizia che riguarda più il futuro del networking globale che la nostra quotidianità. Però, il concetto di centralizzare tutto il traffico dati planetario sotto un unico, gigantesco ecosistema proprietario è qualcosa che fa drizzare le antenne. È un ecosistema che si auto-alimenta: più satelliti, più banda, più dispositivi connessi, più dipendenza da un unico fornitore che decide le regole del gioco.

Insomma, tra un colpo di genio ingegneristico e una mossa per dominare il traffico dati dell’era dell’AI, la partita è appena iniziata. Speriamo solo che l’orbita bassa non diventi un enorme cimitero di detriti tecnologici.

Source: SpaceX wants to launch 100k more Starlink satellites for 100x the bandwidth

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