
Se pensavi che Elon Musk avesse già abbastanza progetti in ballo, beh, ti sbagliavi di grosso. Ora ha deciso di mischiare intelligenza artificiale e razzi, e il risultato è un matrimonio che fa venire i brividi anche agli ingegneri più incalliti.
La notizia è fresca fresca: xAI, l’ultima creatura di Musk dedicata all’IA, ha ufficialmente joinato SpaceX. Perché? Per “rivoluzionare l’esplorazione spaziale con l’intelligenza artificiale” dicono loro. Tradotto in italiano: vogliono usare l’IA per fare cose che ancora non sappiamo bene quali siano, ma che sicuramente suoneranno fighissime nei comunicati stampa.
Per noi che amiamo smanettare con Arduino, Raspberry Pi e compagnia bella, questa notizia ha un sapore particolare. Da una parte, è sempre emozionante vedere l’IA applicata a contesti così avanzati. Dall’altra, ci chiediamo: quanto di questa collaborazione sarà open-source? Quanto potremo davvero sperimentare con queste tecnologie? Perché, diciamocelo, senza dati aperti e API accessibili, restiamo sempre a guardare.
E poi c’è la questione del vendor lock-in. Musk e compagnia hanno la tendenza a creare ecosistemi chiusi, dove solo chi paga può giocare. Per noi maker, questo è un po’ come essere invitati a una festa e poi scoprire che il buffet è solo per gli ospiti VIP. Spero che almeno qualche briciola di codice o di modello IA cada nel pubblico dominio.
Ma non tutto è perduto. Se da una parte c’è la paura del lock-in, dall’altra c’è l’entusiasmo per le possibilità. Immagina un futuro in cui l’IA di xAI aiuta a ottimizzare i lanci di SpaceX, o a gestire le missioni su Marte. Potremmo avere dati più precisi, modelli più accurati e, perché no, anche qualche progetto open-source che ne trarrà beneficio.
In conclusione, questa collaborazione è un po’ come un pacchetto regalo: non sappiamo ancora cosa c’è dentro, ma di sicuro ci farà discutere. E noi, come sempre, saremo lì a smontare, rimontare e sperimentare, cercando di trarre il meglio anche da un mondo dominato dai big player.
Source: xAI joins SpaceX
