
Sapete quella sensazione quando compri un gadget che promette di cambiare la tua vita, e invece ti ritrovi con un oggetto che fa più problemi di un Arduino con i cavi staccati? Ecco, i wearables stanno vivendo proprio questo momento.
Ultima notizia in ordine di tempo: Whoop, uno dei tanti player in questo settore, si ritrova invischiato in un’ennesima causa legale. Ma non è solo questo: il mercato dei dispositivi indossabili sta diventando un campo minato tra privacy, vendor lock-in e decisioni che sembrano uscite da un film di serie B.
Per noi che amiamo metter le mani nella roba, il messaggio è chiaro: se pensate di poter hackerare o personalizzare il vostro smartwatch o fitness tracker, forse è il caso di fare un passo indietro. La maggior parte di questi dispositivi è chiusa come una cassaforte svizzera, con interfacce proprietarie e firmware sigillati. Insomma, il sogno del maker di modificare il proprio gadget si scontra con la realtà di un mercato che preferisce il controllo totale alla libertà di personalizzazione.
E poi c’è la questione privacy. Quanti di voi hanno letto i termini e condizioni del proprio wearables? Esatto, nessuno. Eppure questi dispositivi raccolgono dati sensibili: dalla frequenza cardiaca ai movimenti, passando per la posizione. E se da una parte possiamo capire l’utente medio che non se ne preoccupa, per noi smanettoni è un problema serio.
Ma non tutto è perduto. Se da una parte i wearables commerciali stanno diventando un casino, dall’altra ci sono progetti open source e community che stanno lavorando a soluzioni alternative. Perché non costruirsi un proprio wearables con Raspberry Pi e un po’ di creatività? Almeno così saremo sicuri che i nostri dati restino nostri.
In conclusione, se i wearables vogliono davvero avere un futuro, devono imparare a prendere sul serio la comunità maker. Altrimenti, continueranno a essere solo un altro giocattolo costoso e inutile.
Source: Wearables Are Getting Very Messy
