
Se Broadcom avesse un motto aziendale, probabilmente sarebbe: “Non possiamo accontentare tutti, e non ci proviamo nemmeno.” Ecco la sintesi di un recente rapporto CloudBolt che ha fatto il giro del web: la maggioranza degli utenti VMware sta attivamente riducendo il proprio ‘footprint’ con la software house. Niente di sorprendente, se consideriamo la storia recente di Broadcom: acquisizioni aggressive, licenze sempre più costose e un approccio che sembra più orientato a massimizzare i profitti che a mantenere la fedeltà dei clienti.
Ma perché dovrebbe importarvi, cari maker e smanettoni? Beh, perché anche nel nostro piccolo mondo di Arduino e Raspberry Pi, le scelte dei big tech hanno ripercussioni. Se VMware perde terreno, significa che alternative più open o economiche stanno guadagnando spazio. E per noi che amiamo sperimentare, questo è sempre un bene.
Il rapporto CloudBolt è chiaro: Broadcom “non ha mai avuto l’obiettivo di mantenere tutti i clienti”, e la strategia sembra funzionare. Ma cosa significa per chi, come noi, preferisce soluzioni più flessibili? Intanto, possiamo gongolare un po’: vedere un gigante come VMware traballare è sempre soddisfacente, soprattutto quando lo fa per colpa di decisioni aziendali miopi.
Però, attenzione: il mondo delle macchine virtuali non è solo roba per data center. Anche chi smanetta con Raspberry Pi o progetti IoT potrebbe trovare interessante esplorare alternative open source come Proxmox o KVM. Certo, non è la stessa cosa, ma sapere che esistono opzioni più economiche e flessibili è sempre utile.
In conclusione, la storia VMware-Broadcom è un altro esempio di come l’avidità possa essere controproducente. Per noi smanettoni, è un promemoria: il mondo tech è in continua evoluzione, e chi non si adatta rischia di finire nel dimenticatoio. E noi, nel frattempo, continuiamo a smontare, rimontare e sperimentare.
Source: Most VMware users still "actively reducing their VMware footprint," survey finds
