
Se pensavate che TikTok fosse solo un posto dove guardare ballerini e meme, vi sbagliavate di grosso.
Ultimo capitolo di questa soap opera tecnologica: l’app ha iniziato a bloccare i video critici verso l’ICE (Immigration and Customs Enforcement), l’agenzia americana che si diverte a separare famiglie. E indovinate un po’? La colpa è di un ‘glitch tecnico’.
Ma certo, come no. Un bug così comodo da sembrare scritto apposta.
Per noi che passiamo le notti a smanettare con codice e hardware, questa storia ha un sapore familiare. Quando un sistema inizia a comportarsi in modo sospetto, raramente è colpa di una linea di codice mal scritta. Più probabile che sia un design decision ben nascosto sotto il tappeto.
Ecco perché:
1. Gli algoritmi non sono neutrali. Sono come i nostri circuiti Arduino: fanno quello che gli diciamo di fare. Se TikTok ha deciso di filtrare certi contenuti, non è per magia.
2. Il vendor lock-in è reale. Più usi una piattaforma chiusa, meno controllo hai sui tuoi dati e contenuti.
3. La privacy? Un optional. Quando il business model si basa sugli ads, i tuoi video diventano merce di scambio.
Allora, cosa possiamo fare noi, smanettoni del weekend?
– Usare piattaforme open source come PeerTube per condividere i nostri progetti.
– Implementare soluzioni self-hosted per evitare dipendenze da Big Tech.
– Sviluppare i nostri algoritmi, così almeno sappiamo cosa fanno.
– Supportare iniziative come Signal o Matrix, che mettono la privacy al centro.
Perché, diciamocelo, quando TikTok parla di ‘problemi tecnici’, noi sentiamo odore di bullshit corporate. E non ci piace.
Quindi, prossima volta che caricate un video su TikTok, ricordate: potreste non essere i soli a vedere quello che avete pubblicato.
Source: TikTok users can't upload anti-ICE videos. The company blames tech issues
