Tesla Model 3 sul mio tavolo da lavoro: il viaggio folle di un hacker

Tesla Model 3 sul mio tavolo da lavoro: il viaggio folle di un hacker

Sapete quella sensazione quando guardi un mucchio di pezzi elettrici e pensi: “Cavolo, potrei farci qualcosa di pazzo”? Ecco, a un certo punto della sua vita, anche David Hu si è trovato in quella situazione. Il risultato? Un Tesla Model 3 completamente funzionante, o quasi, sulla sua scrivania. E non è nemmeno un concessionario.

La storia inizia con un bug bounty program di Tesla. David, come molti di noi, è un tipo che ama smontare le cose per capire come funzionano. Ma per partecipare al programma, serviva il vero hardware. E così, tra eBay e rottami di auto crashate, è iniziata l’avventura.

Il cuore del progetto è il “Media Control Unit” (MCU) della Tesla, un coso grosso come un iPad e spesso come un libro. David lo ha trovato su eBay per 200-300 dollari, venduto da aziende che smontano macchine incidentate. “Salvaging companies” che, tra le altre cose, ti mostrano pure la foto della macchina da cui hanno recuperato i pezzi. Un po’ macabro, un po’ geniale.

Ma per far funzionare il tutto, servivano altre cose: un alimentatore da 12V, uno schermo e, soprattutto, un cavo speciale. Qui inizia il dramma. Il cavo in questione ha un connettore Rosenberger, un affare che non si trova da nessuna parte. Nemmeno su Aliexpress. Dopo varie peripezie, David scopre che è simile a un cavo LVDS usato dalle BMW. Ma ovviamente non è compatibile.

La parte più epica? Il tentativo di collegare i cavi a mano. Un’operazione che, oltre a bruciare un chip, ha prodotto “wire debris” sul PCB. Insomma, un disastro. Ma David non si arrende. Con l’aiuto di un amico, identifica il chip danneggiato (un MAX16932CATIS/V+T, per i curiosi) e lo fa sostituire.

E poi c’è la questione del “vendor lock-in”. Tesla offre un programma per ottenere accesso root, ma solo dopo aver trovato una vulnerabilità. Un bel sistema per incentivare gli hacker, ma anche un modo per mantenere il controllo.

Alla fine, David riesce a far funzionare tutto. E ora può esplorare l’interfaccia utente, giocare con le API, e forse estrarre il firmware. Per noi smanettoni, questa storia è un invito a esplorare, anche quando sembra impossibile. E un promemoria: a volte, i pezzi che cerchi sono proprio sotto il tuo naso, in un mucchio di rottami.

E voi, avete mai provato a far funzionare qualcosa di “impossibile”?

Source: Running Tesla Model 3's computer on my desk using parts from crashed cars

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