
Sapevate che il 2024 è stato l’anno in cui abbiamo finalmente trovato una parola perfetta per descrivere il 90% del contenuto generato dall’IA? No? Be’, grazie a Merriam-Webster ora sappiamo che si chiama ‘slop’.
E no, non stiamo parlando di quella roba che diamo ai maiali. ‘Slop’ è diventato il termine ufficiale per descrivere quel mare di contenuti AI generati male, copiati, plagiarizzati e in generale così scadenti che fanno sembrare i tutorial su Arduino di tuo zio nonno un capolavoro di chiarezza.
La parola è stata scelta perché, beh, descrive perfettamente la situazione: il web è letteralmente sommerso da ‘slop’. E non è solo un problema estetico. È un problema pratico. Se anche voi, come me, passate le notti a smanettare con Raspberry Pi e a scrivere codice che funziona (per miracolo), sapete quanto sia frustrante cercare informazioni utili e trovare invece pagine e pagine di testo generato da un modello che ha deciso di improvvisarsi esperto di elettronica.
Ma cosa significa tutto questo per noi, gli hacker e maker della situazione? Beh, intanto significa che dobbiamo essere più attenti che mai quando cerchiamo tutorial o guide online. Se un articolo su come saldare componenti elettronici vi sembra troppo perfetto, probabilmente è stato scritto da un bot che non ha mai visto un saldatore in vita sua. E poi, significa che dobbiamo continuare a fare quello che sappiamo fare meglio: creare contenuti reali, testati e verificati. Perché, alla fine, l’unica cosa che può davvero combattere lo ‘slop’ è la qualità.
E sì, lo so, è un po’ deprimente. Ma almeno ora abbiamo una parola figa per lamentarci. E in fondo, anche questo è un progresso.
Source: Merriam-Webster’s word of the year delivers a dismissive verdict on junk AI content
