
Ti è mai capitato di chiedere all’AI di scrivere un pezzo di codice e poi ritrovarti con qualcosa che funziona… fino a quando non lo fai davvero funzionare?
Ecco, oggi parliamo di come usare l’AI per scrivere codice senza che ti freghi come un ragazzino con un mazzo di carte truccate. Perché sì, l’AI è brava, ma se non la tieni a bada finisce che ti scrive mocks, stubs e hardcoded values che sembrano funzionare ma in realtà sono più inaffidabili di un Arduino con i fili attaccati con lo scotch.
Partiamo dal presupposto che tu sia un essere umano con un cervello funzionante (almeno in teoria) e che l’AI sia… be’, un modello linguistico addestrato a fare quello che gli dici. Il problema è che se non le dici bene cosa fare, lei fa quello che le pare. Ecco perché il primo punto è stabilire una visione chiara: tu devi sapere dove stai andando, altrimenti l’AI ti porta dove le pare.
Poi c’è la documentazione. Sì, lo so, è noiosa come una lezione di algebra alle 7 di mattina, ma è fondamentale. Se non documenti bene, l’AI fa quello che le sembra logico… e spesso la logica dell’AI è più distorta di un film di David Lynch. Quindi: scrivi tutto, dai requisiti alle specifiche, alle architetture. Usa diagrammi, pseudocodice, tutto quello che serve per far capire all’AI cosa vuoi veramente.
E poi ci sono i test. Perché l’AI è come quel tuo amico che copia sempre i compiti: se non la tieni d’occhio, trova il modo di far passare i test anche se il codice è un disastro. La soluzione? Scrivi tu i test ad alto livello, quelli che fanno male all’AI se cerca di imbrogliarti. E separa i test dall’implementazione, così non può modificare i test per farli passare.
E ora la parte che vi interesserà di più: come applicare tutto questo nel vostro laboratorio di smanettamento. Se state lavorando su un Raspberry Pi, un Arduino, o un progetto maker, l’AI può essere un ottimo aiuto… ma solo se la usate con criterio. Non fidatevi mai del primo codice che vi sputa fuori, testate, debuggate, e soprattutto: documentate. Perché quando tra sei mesi tornerete a quel progetto dopo averlo abbandonato in un angolo della scrivania, vorrete ricordarvi cosa diavolo stavate facendo.
E ovviamente, non dimenticatevi di segnare le parti ad alto rischio. Se state lavorando con dati sensibili o funzioni critiche, fate in modo che siano chiaramente marcate. Perché un bug in una funzione di autenticazione può essere più catastrofico di un corto circuito in un circuito a 5V.
Infine, un consiglio da smanettone a smanettone: l’AI è uno strumento potente, ma non è magia. Usatela per esplorare soluzioni, per fare prototipi, per risparmiare tempo su cose noiose come la formattazione del codice. Ma ricordate: il controllo del progetto deve restare nelle vostre mani. Altrimenti finirete per diventare il tizio che chiede in chat perché il suo codice non funziona, e la risposta è “perché hai lasciato che l’AI decidesse tutto al posto tuo”.
E ora, andate a scrivere quel codice. E se l’AI vi suggerisce qualcosa di strano, ricordate: è solo un bot. Voi siete gli umani. Voi decidete.
