Regole di Programmazione di Rob Pike: Il Manifesto che i Dev degli Anni 80 Vorrebbero Ti Avessi Letto

Regole di Programmazione di Rob Pike: Il Manifesto che i Dev degli Anni 80 Vorrebbero Ti Avessi Letto

E se ti dicessi che alcune delle regole di programmazione più sagge sono state scritte quando i floppy disk erano ancora un must e i monitor a tubo catodico erano l’ultimo grido? Stiamo parlando delle famose “Rob Pike’s Rules of Programming”, un decalogo che risale al 1989 ma che, incredibilmente, ancora oggi fa il giro del web e viene citato come vangelo dai programmatori più nostalgici.

Rob Pike, per chi non lo conoscesse, è uno dei padri di Go e un nome leggendario nel mondo del software. Le sue regole sono un mix di buon senso, ironia e verità scomode che ogni smanettone dovrebbe appendere sopra la scrivania, magari tra il poster di Blade Runner e la collezione di cablini colorati.

Ma cosa dicono esattamente queste regole? E soprattutto, quanto sono ancora rilevanti oggi?

1. “Se un programma funziona, non toccarlo. Mai.” Questa è una delle regole più citate e, al tempo stesso, più trasgredite. Quante volte abbiamo “migliorato” un codice che funzionava perfettamente solo per poi ritrovarci con un bug mostruoso? Rob Pike ci avvisa: la perfezione è nemica del funzionante.

2. “Se un programma è utile, usalo. Se non lo è, buttalo via.” Un altro classico. Quanti progetti abbandonati giacono nei nostri hard disk come fossili digitali? Pike ci ricorda che non tutto ciò che si scrive deve essere mantenuto in vita artificiosamente.

3. “La concisione è padre della chiarezza.” Ah, la poesia dei commenti lunghi quanto il codice stesso! Pike ci invita a essere diretti, concisi e, soprattutto, a non scrivere manuali quando basta un “#questo fa X”.

4. “Se un programma è difficile da usare, è inutile.” Un messaggio che i progettisti di UI moderne dovrebbero incorniciare. La complessità per la complessità non è mai stata una virtù, ma oggi sembra quasi una moda.

5. “Se un programma non fa quello che vuoi, modificalo.” Ecco il manifesto del vero maker! Pike celebra l’arte di hackerare, smontare e rimontare, un principio che fa sorridere chi ha passato notti intere a fare reverse engineering di un firmware solo per capire come funziona.

Per noi smanettoni, queste regole sono un tesoro. Ci ricordano che la programmazione non è solo scrivere codice, ma anche capire quando fermarsi, quando buttare via e quando, invece, osare.

Ovviamente, non tutto è perfetto. Alcune regole potrebbero sembrare un po’ troppo radicali per il mondo del software moderno, dove il “move fast and break things” di Zuckerberg ha creato più di un disastro. Ma è proprio questa contraddizione che rende le regole di Pike così interessanti: ci invitano a riflettere, a discutere e, soprattutto, a non prendere tutto troppo sul serio.

Allora, cosa ne pensate? Avete mai applicato queste regole nella vostra vita da maker? O magari le avete trasgredite con risultati epici? Raccontatecelo nei commenti!

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P.S. Se vi state chiedendo perché non ho incluso tutte le regole, la risposta è semplice: non volevo rovinare la sorpresa. Andate a leggervele tutte, sono un viaggio nel tempo che vale la pena fare!

Source: Rob Pike’s Rules of Programming (1989)

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