
E se ti dicessi che l’ultima volta che hai usato un’app di realtà aumentata, dietro le quinte c’era un incubo di code spaghetti, hard disk che esplodono e clienti che promettono pagamenti?
Beh, accendi il tuo Raspberry Pi e mettiti comodo, perché oggi parliamo di un caso studio su cosa NON fare in un progetto di AR. Un amico ha condiviso la sua esperienza da incubo con un tour bus AR a Beijing, e fidati, è una lettura che ti farà apprezzare ancora di più il tuo ultimo progetto Arduino ben documentato.
Il nostro eroe si è trovato catapultato in un progetto già in fase di collasso totale. Zero version control, developers junior che deployavano direttamente da chiavette USB, e un sistema di AR così mal progettato che sembrava uscito da un tutorial di TouchDesigner scritto da un gatto. Hanno ignorato problemi basilari come la distorsione delle lenti, il campo visivo, e persino avevano un asse del giroscopio capovolto. Insomma, il tipico “fai da te” che fa venire i brividi a qualsiasi smanettone.
Ma il peggio deve ancora venire. Dopo un mese di lavoro massacrante, 14 ore al giorno, usando i propri strumenti e senza neanche un centesimo di anticipo, il pagamento è svanito nel nulla. Il contratto? Carta straccia. La giustizia? Una chimera. La lezione? “Trust your gut”, ripetuto come un mantra.
Per noi maker e hacker, questa storia è un promemoria prezioso: documenta tutto, usa version control, e se un cliente non accetta i tuoi consigli, scappa. Non importa quanto sia “figo” il progetto, se non c’è una base solida, è solo una perdita di tempo e denaro.
E ora, un applauso per tutti quei developer che hanno dovuto pulire il casino di altri. Voi sapete chi siete, e vi meritate almeno una birra. O meglio, un Raspberry Pi nuovo di zecca.
#trustyourgut #versioncontrolmatters #arbusnightmare
Source: What being ripped off taught me
