
Immaginate di essere un adolescente in crisi, vi viene prescritto un farmaco che dovrebbe aiutarti, ma invece… beh, le cose non vanno come dovrebbero.
Ecco la storia di uno studio clinico che ha fatto più danni che benefici, e che ora torna alla ribalta perché un giudice ha deciso di archiviarne la causa.
Il caso risale al 2012, quando uno studio su Paxil (un antidepressivo) affermava che fosse sicuro per i teenager. Risultato? Un bel $3 miliardi di risarcimenti e una condanna federale. Ora, un giudice ha detto: “Basta, chiudiamo qui”.
Ma perché dovrebbe interessarci, noi smanettatori?
Perché questa storia è un esempio lampante di come la scienza, quando non è controllata, può diventare pericolosa. E non parliamo solo di farmaci: pensate agli algoritmi, all’IA, a quelle “soluzioni” che aziende e governi ci propinano senza pensarci troppo.
La lezione? Prima di fidarci di qualsiasi “breakthrough”, dobbiamo chiederci: chi lo ha finanziato? Quali interessi ci sono dietro? E, soprattutto, chi paga il conto se qualcosa va storto?
Per noi maker e hacker, questo significa: continuiamo a smanettare, ma con gli occhi aperti. Ogni progetto, ogni prototipo, ogni linea di codice ha un impatto. E se non siamo noi a pensarci, lo farà qualcun altro… e probabilmente non nel nostro interesse.
Quindi, la prossima volta che qualcuno vi dice “Trust the science”, chiedete: “Quale scienza? E di chi?”
E soprattutto, non smettete mai di fare domande. È l’unico modo per evitare che la storia si ripeta.
Source: Judge Kills Lawsuit Against Infamous Study That Might Have Increased Teen Suicides
