
Sapete quella sensazione quando premi “No” ma il sistema continua a rompervi le scatole come se non esistesse? Ecco, ProtonMail l’ha appena vissuta.
Il 14 gennaio 2026, Proton ha mandato un’email pubblicitaria per Lumo, la loro offerta “AI”, a un utente che aveva esplicitamente disattivato tutte le notifiche relative. La risposta di Proton? Un bug, naturalmente. Ma il problema va ben oltre un semplice errore di sistema.
ProtonMail è da anni il nostro alleato nella battaglia per la privacy online. Usarlo ci fa sentire al sicuro, come quando ci costruiamo un server casalingo e ci diciamo “Finalmente ho il controllo totale dei miei dati!”. E invece, proprio come quando il tuo Raspberry Pi decide di andare in crash durante un backup, anche i giganti della privacy possono commettere errori.
Il caso di Proton è emblematico: se un’azienda che si basa sulla trasparenza e sul consenso dell’utente può mandare spam, cosa ci aspetta da chi non ha scrupoli? Per noi smanettoni, che amiamo mettere le mani nella configurazione dei nostri tool preferiti, questo è un campanello d’allarme. Non basta più fidarsi ciecamente di un servizio, anche se è “privacy-first”. Dobbiamo monitorare, verificare e, quando possibile, avere il controllo diretto.
Cosa significa tutto ciò per noi? Intanto, che è il momento perfetto per rivalutare i nostri flussi di dati. Se usate ProtonMail, magari è il caso di dare un’occhiata alle impostazioni delle notifiche e assicurarvi che tutto sia come volete. E se siete tra quelli che hanno già migrato verso alternative come Tuta o StartMail, beh, questo è il vostro momento “Te l’avevo detto”.
Ma il vero problema è più profondo: stiamo cedendo sempre più il controllo delle nostre comunicazioni a sistemi automatizzati. E se anche Proton, che ha fatto della privacy il suo cavallo di battaglia, può sbagliare, cosa ci aspetta con l’arrivo di servizi ancora più invasivi? Forse è il momento di tornare a configurare manualmente i nostri server email, come ai vecchi tempi, quando il controllo era tutto nostro.
In conclusione, questo episodio ci ricorda che la privacy non è un servizio, ma un processo. E come ogni buon processo, va monitorato, aggiornato e, soprattutto, non dato per scontato. Proton ha ammesso l’errore e promesso di migliorare, ma la lezione è per tutti noi: la tecnologia è uno strumento, non un sostituto della nostra attenzione.
E voi, avete mai avuto problemi simili con i vostri servizi preferiti? Raccontateci nei commenti!
