
Vi è mai capitato di aprire un menu su macOS Tahoe e sentirvi sopraffatti da una giungla di icone? Non siete soli. Apple ha deciso di trasformare ogni voce di menu in un’opera d’arte minimalista, ma il risultato è un disastro di coerenza e usabilità.
Il problema non è tanto l’idea delle icone – che possono essere utili – quanto la loro applicazione caotica. Alcuni menu ne sono pieni, altri no. Alcune icone ripetono metafore già esistenti, altre inventano significati arbitrari. E poi ci sono i casi assurdi: perché un’azione ha un’icona mentre un’altra, identica, no?
Da smanettone, mi chiedo: ma davvero Apple non aveva alternative? Il Human Interface Guidelines (HIG) del 1992 – sì, avete letto bene, 1992 – spiegava già che le icone devono essere intuitive, coerenti e ridurre la fatica cognitiva. In Tahoe, invece, sembra che abbiano lanciato una moneta per decidere cosa disegnare e dove.
Il vero danno? La scansione del menu diventa un puzzle. Senza icone, bastava leggere le prime lettere di ogni voce. Ora, con alcuni elementi allineati a sinistra, altri a destra, e checkmark che saltano qua e là, trovare un’opzione richiede più tempo. È come cercare un ago in un pagliaio… disegnato da un bambino.
E poi c’è il problema del vendor lock-in. Chi personalizza il sistema con script o tool di terze parti ora deve adattarsi a un sistema più complesso e meno prevedibile. Se Apple avesse almeno mantenuto una coerenza tra le app native, sarebbe stato un male minore. Invece, ogni team sembra aver lavorato in un silo.
Non tutto è perduto, però. Gli smanettoni possono ancora ribellarsi. Strumenti come Hammerspoon o BetterTouchTool permettono di rimuovere o modificare le icone, ma è un palliativo. Il messaggio è chiaro: se Apple vuole davvero migliorare l’esperienza utente, dovrebbe tornare a leggere il HIG – magari con una tazza di caffè e un po’ di buon senso.
In fondo, le icone sono come gli emoji: utili in piccole dosi, insopportabili se usate a caso.
Source: It's hard to justify Tahoe icons
