OpenAI e la Sindrome del ‘Tra Due Anni’ (Oggi, Domani, Mai)

OpenAI e la Sindrome del 'Tra Due Anni' (Oggi, Domani, Mai)

Se la vita ti dà limoni, tu costruisci un espresso maker con Arduino. Se OpenAI ti dà previsioni sull’AGI, tu ti prepari a un viaggio nel tempo che fa più loop di un videogioco degli anni ’90.

Partiamo dal charter del 2018: “Se qualcuno è più avanti di noi, smettiamo di competere e aiutiamo”. Bello, peccato che oggi, con i modelli che si spintonano come ragazzini in un negozio di videogiochi usati, quella clausola valga meno di un chip difettoso. Sam Altman, il nostro profeta preferito, ha sparato previsioni sull’AGI che vanno dal 2025 al 2033, con una coerenza degna di un flipper impazzito.

Eppure, guardiamo i fatti: i modelli si migliorano, i ranking di Arena.ai ballano, e GPT-5.4 fa la figura del ragazzino timido tra i bulli della scuola (Anthropic e Google, su tutti). Ma la domanda vera è: cosa cambia per noi smanettoni?

Intanto, prepariamoci a un mondo dove l’AGI è già qui, ma nessuno ha avuto il coraggio di dirlo. O forse è solo l’ennesimo hype, come quando il 2020 doveva essere l’anno del blockchain e invece ci ha regalato solo NFT di gattini pixelati.

Per noi maker, il punto è: quali tool ci lasceranno usare? Quali API rimarranno libere? E soprattutto, quanto tempo prima che tutto finisca in un vendor lock-in peggio di un gioco senza save.

La morale? Fidatevi delle promesse come vi fidate di un programmatore che dice “Funziona, giuro!”. E nel frattempo, continuate a smanettare, perché l’unica intelligenza artificiale che conta è quella che costruite voi con le vostre mani.

PS: Se qualcuno trova un modo per far dialogare un Raspberry Pi con un AGI, fatemi sapere. Ho un progetto da proporre.

Source: The changing goalposts of AGI and timelines

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