
E se ti dicessi che cancellare il tuo account su OpenAI è come cercare di uscire da un labirinto senza mappa? Benvenuto nel mondo del “vendor lock-in” 2.0, dove persino i giganti dell’IA sembrano aver dimenticato il concetto di “exit strategy”.
Il post ufficiale di OpenAI su come eliminare il tuo account è finalmente arrivato, ma dopo averlo letto mi sono chiesto: “Ma davvero ci volevano anni per spiegare come chiudere un account?”. Insomma, se il tuo obiettivo è far sentire un utente come un hacker che tenta di bypassare un firewall aziendale, OpenAI ha fatto centro.
Per chi non ha voglia di leggere il manuale (sì, lo so, siamo tutti così), ecco la versione smontata: per cancellare il tuo account devi prima loggarti, poi andare nelle impostazioni, poi trovare l’opzione nascosta “Elimina account” (sì, proprio come un Easter egg in un vecchio videogioco). Dopo di che, OpenAI ti chiederà conferma tre volte, come se stessi per cancellare il database centrale invece di un semplice account utente.
Da smanettone, mi chiedo: ma perché così complicato? È come se volessero trattenerti a tutti i costi. E poi, parliamo del “vendor lock-in”: una volta che hai iniziato a usare i loro modelli, è quasi impossibile migrare altrove senza rifare tutto da capo. Insomma, OpenAI sembra aver preso spunto dai vecchi contratti telefonici a 24 mesi.
Ma il punto più interessante è: cosa significa tutto questo per noi che amiamo mettere le mani in pasta? Be’, se sei uno di quelli che usa OpenAI per progetti personali, forse è il momento di iniziare a guardarsi intorno. Esistono alternative open-source, certo, ma richiedono un po’ più di lavoro. Però, almeno, non ti fanno sentire un ostaggio del sistema.
In conclusione, cancellare un account su OpenAI è un’esperienza che ti fa apprezzare ancora di più la libertà di scelta. E se proprio devi usare i loro servizi, almeno sappi che hai una “exit strategy” (anche se un po’ contorta).
