
La Cina ha finalmente detto “sì” ai chip AI di Nvidia H200, dopo settimane di suspense degna di un thriller tecnologico. Ma perché questa notizia dovrebbe interessare a noi, che passiamo le notti a far dialogare Arduino con Raspberry Pi?
Intanto, mettiamoci comodi: stiamo parlando di oltre 400.000 chip H200 che presto faranno felici i giganti tech cinesi. Perché così tanti? Semplice: la Cina vuole bilanciare l’urgenza di avere tecnologia all’avanguardia con la sua ossessione per l’autosufficienza. Un po’ come voler fare il pane in casa ma ordinare la farina online perché quella del vicino è troppo costosa.
Ora, da smanettoni quali siamo, ci chiediamo: ma questi chip sono davvero la fine del mondo? Beh, sì e no. Sono potenti, certo, ma il vero punto è capire come questa mossa geopolitica influenzerà il mercato e, di conseguenza, le nostre possibilità di mettere le mani su hardware interessante.
La domanda che ci poniamo è: se la Cina inizia a usare massicciamente questi chip, quanto tempo passerà prima che i prezzi dei vecchi modelli calino abbastanza da renderli accessibili anche a noi? E, soprattutto, riusciremo a farci un po’ di reverse engineering su questi mostri di potenza?
Certo, non possiamo ignorare il lato oscuro della medaglia: il vendor lock-in di Nvidia è una spada di Damocle che pende sulle nostre teste. Se un giorno decideranno di chiudere i rubinetti, ci ritroveremo a fare i conti con la mancanza di driver, firmware e supporto. Ma d’altronde, chi siamo noi per giudicare? Anche noi abbiamo i nostri piccoli segreti, come quel firmware di Arduino che abbiamo modificato per far funzionare quella stampante 3D di seconda mano.
In conclusione, questa notizia è un promemoria che la tecnologia non vive in un vuoto geopolitico. E mentre i grandi si giocano a scacchi con i chip, noi possiamo solo sperare che qualche pezza da 90 finisca tra le nostre mani. Perché, alla fine, è lì che succede la magia.
Source: Report: China approves import of high-end Nvidia AI chips after weeks of uncertainty
