
Avete mai notato come, ogni volta che provate a usare un servizio online, vi si parasse davanti un muro di pop-up che vi urlano di scaricare l’app? Ecco, oggi parliamo di questa piaga moderna.
Siamo nel 2026 e sembra che l’industria tech abbia finalmente scoperto il web. Peccato che l’abbia fatto solo per trasformarlo in un parcheggio per pubblicità e un trampolino per spingervi verso le loro app. Social media, ordini di cibo, servizi pubblici: ormai tutto cerca di spingervi a scaricare il loro client nativo, spesso con modal che coprono metà dello schermo o messaggi minacciosi del tipo “l’app è 10x migliore”.
Ma perché questa ostinazione? Per un utente che ama il controllo, le app sono un incubo. Nel browser posso personalizzare l’esperienza con user scripts, ad-blocker e estensioni. Dark mode? Aggiunto. Sidebar invadente? Eliminata. Sono il padrone del mio flusso di lavoro. Le app, invece, sono black box piene di dark patterns, tracking e notifiche indesiderate. E per cosa? Per visualizzare del testo e qualche immagine?
La maggior parte delle app non fa altro che recuperare dati da un’API e renderli in un’interfaccia nativa. Perché dovrei scaricare un’app da 100MB che mi chiede permessi assurdi solo per leggere un menu o comprare un biglietto? È sempre la stessa storia: JSON da parsaare e visualizzare. Eppure, le aziende insistono a ricostruire tutto da zero solo per occupare uno spazio fisso nella mia home screen.
E poi, quando finalmente scarichi l’app, spesso scopri che non è nemmeno meglio della versione web. Scroll janky, gesti che non rispondono come dovrebbero, animazioni che stutterano… è l’incubo valley delle interfacce. Ricordate i problemi di rendering di Flutter su iOS? Ecco, quella era la punta dell’iceberg. Le micro-interazioni contano, e quando mancano, l’intera esperienza native va a rotoli.
Ma il peggio è il ciclo dell’enshittification. Le aziende degradano la versione web fino a quando non avete altra scelta che scaricare l’app. E una volta dentro? Siete prigionieri di un feed pieno di pubblicità che il vostro ad-blocker non può più fermare. Non c’è più incentivo a mantenere un’esperienza web decente. Il browser, un tempo la grande piattaforma universale, sta diventando solo un canale di marketing per l’App Store.
Allora, cosa possiamo fare noi smanettoni? Continuare a resistere. Usare browser con estensioni, blocchi degli script e, quando proprio non si può fare a meno dell’app, isolarla in un container. E soprattutto, ricordare che il controllo è nostro diritto. Non lasciamocelo portar via così facilmente.
