
Sapevi che una taglia 8 in un negozio può essere una 12 in un altro? E che il sistema di sizing attuale è stato progettato negli anni ’40 su un campione di donne bianche e giovani? Il risultato? Un disastro di proporzioni epiche.
La moda è l’unico settore dove le dimensioni sono completamente arbitrarie. Un vestito da taglia 10 in una marca potrebbe non entrare in un altro, e questo crea frustrazione, sprechi e, soprattutto, esclusione. Ma c’è una soluzione? Forse sì.
Noi smanettoni sappiamo bene che ogni problema può essere affrontato con un po’ di ingegno e qualche strumento giusto. Ecco perché ho deciso di analizzare il problema e proporre alcune idee.
Primo: le taglie dovrebbero essere standardizzate. Non è un’utopia, ma una necessità. Con l’IA e la stampa 3D, potremmo creare capi su misura per tutti. Secondo: la trasparenza è fondamentale. Ogni marca dovrebbe pubblicare le misure esatte dei propri vestiti, come fanno alcuni siti di e-commerce. Terzo: la comunità maker potrebbe creare modelli open-source di abbigliamento, permettendo a tutti di personalizzare i propri vestiti.
Ma non è tutto rose e fiori. Il problema più grande è la mentalità del settore. Le marche di lusso vogliono mantenere l’esclusività, e le fast fashion vogliono vendere il più possibile. Cambiare questo sistema richiede un cambiamento culturale.
Cosa possiamo fare noi? Innanzitutto, informarci. Leggere le recensioni delle taglie prima di acquistare, misurare i propri vestiti e confrontarli con le tabelle delle misure. In secondo luogo, supportare le marche che sono trasparenti e inclusive. E infine, sperimentare con la stampa 3D e i modelli open-source.
Il futuro della moda è nelle nostre mani. E se cominciassimo a cucirci i nostri vestiti, magari con un po’ di aiuto dalla tecnologia?
Source: Sizing chaos
