L’AI ci ha rubato il piacere di sudare le camicie?

L'AI ci ha rubato il piacere di sudare le camicie?

Ricordi l’ultima volta che hai spaccato il cervello su un problema per giorni di fila? Quello che ti faceva sentire un vero hacker, con le dita sulla tastiera e il codice che finalmente funzionava dopo ore di debug?

Beh, io sì. E mi manca.

L’autore di questo post, un tipo che si definisce un misto tra Builder (quello che vuole vedere le cose fatte e funzionanti) e Thinker (quello che gode nel macinare problemi complessi), ha notato una cosa preoccupante: l’IA sta lentamente rubando quel piacere masochistico di pensare davvero duro.

Una volta, quando studiavo fisica, c’erano problemi così tosti che passavo settimane a masticarli. Oggi? L’IA mi sputa fuori una soluzione ‘abbastanza buona’ in pochi secondi. Certo, non è perfetta, ma è ‘close enough’. E il mio lato Builder, quello pragmatico, non può resistere alla tentazione di prendere la strada più facile.

Il problema? Il mio Thinker si sente come un atleta professionista costretto a guardare Netflix tutto il giorno. Mi sento come se stessi scrivendo più codice che mai, ma non sto crescendo come ingegnere. Sto solo diventando più veloce a ‘vibe codare’.

E allora? Dobbiamo arrenderci e accettare che l’IA ci ha resi pigri? O possiamo trovare un equilibrio? Io sto provando a cercare problemi così complessi che l’IA non può risolverli. Ma sono sempre più rari.

Forse la soluzione è tornare alle radici: smontare, capire, costruire da zero. Magari con un Raspberry Pi e un po’ di pazienza. Perché alla fine, il vero piacere è quello di capire come funziona davvero la roba.

E tu, hai ancora quel piacere di sudare le camicie su un problema? O anche tu stai diventando un ‘vibe coder’?

Source: I miss thinking hard

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