Incubatori per startup: la nuova moda per allevare disruttori impotenti?

Incubatori per startup: la nuova moda per allevare disruttori impotenti?

La prossima volta che sentite parlare di “disruption” con quell’aria da rivoluzione industriale, fermatevi un attimo a chiedervi: ma questi qui hanno mai provato a fare un po’ di vero hacking?

Secondo Gizmodo, i venture capitalist stanno tornando a mettere giovani imprenditori in incubatori, come se fosse un’alternativa divertente a crescere. Ecco, se c’è una cosa che ho imparato smontando Raspberry Pi alle 3 di notte, è che la vera innovazione non nasce in una stanza con pannelli di vetro e caffè costoso.

La notizia è che i soldi stanno piovendo su startup che promettono di “cambiare il mondo” con soluzioni spesso già viste, o peggio, con idee che non hanno mai toccato un circuito stampato. Il problema? Questi “disruttori” (sì, odio questa parola quanto voi) sembrano più preoccupati di fare pitch perfetti che di risolvere problemi reali.

Da smanettone, la mia preoccupazione è che questa tendenza stia creando una generazione di “innovatori” che non sanno neanche come funziona un breadboard. Dove sono i maker che passano notti in bianco per far funzionare un sensore? Dove sono i veri hacker che risolvono problemi con un po’ di soldering e tanto caffè?

Per noi che amiamo mettere le mani nella roba, il messaggio è chiaro: continuate a costruire, sperimentare e, soprattutto, a non prendere troppo sul serio chi promette la rivoluzione con un PowerPoint. La vera innovazione si fa in garage, non in uffici con vista.

E se qualcuno vi dice che la sua startup “scala in modo esponenziale”, chiedetegli gentilmente se sa cos’è un oscilloscopio. Perché a volte, la tecnologia più avanzata è ancora quella che puoi smontare e capire.

Source: I’m Worried About the Helpless AI Disruptors of the Future

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