
Avete presente quando siete così presi da un progetto che vi dimenticate di mangiare? O quando state debuggando una riga di codice per ore e il mondo esterno scompare? Ecco, provate a replicare quella sensazione, ma intenzionalmente, seduti in un bar. Sembra strano, lo so.
Ho letto un articolo interessante (link in fondo, se siete curiosi) su un tizio che ha scelto di fare una ‘staycation’ invece di seguire la folla in Giappone. Invece di templi e sushi, quattro settimane di… niente. E ha scoperto che il segreto per rallentare il tempo non è comprare un cane (anche se aiuta, eh!), ma disconnettersi completamente. Niente telefono, niente internet, solo un americano e la capacità di osservare il mondo.
All’inizio, ammette di essere stato nervoso. Chi non lo sarebbe? Siamo programmati per essere sempre connessi, sempre raggiungibili. Ma poi, dopo un po’, l’ansia è svanita. E lì, ragazzi, è quando le cose si fanno interessanti. Non è tanto l’impossibilità di essere contattati, quanto l’impossibilità di *voler* contattare qualcuno o qualcosa. La dipendenza dalla gratificazione istantanea, dalla validazione esterna, è una droga potente. E staccare la spina, anche solo per un paio d’ore, può essere liberatorio.
Io, da hacker e maker, lo vedo così: siamo maestri nel controllare le macchine, ma spesso siamo schiavi dei nostri dispositivi. Passiamo ore a ottimizzare il codice, a ridurre la latenza, a massimizzare l’efficienza… ma poi ci lasciamo risucchiare dalle notifiche, dai social media, dal flusso infinito di informazioni inutili. È ironico, no?
Sedersi da soli in un bar senza telefono ti costringe a osservare. A guardare le persone, a notare i dettagli, a sentire l’atmosfera. A vedere la preoccupazione negli occhi degli altri, a immaginare le loro storie. E soprattutto, ti costringe a confrontarti con i tuoi pensieri, con le tue paure, con i tuoi errori. Non è sempre piacevole, ma è necessario. È come fare un ‘git blame’ alla tua vita: capire dove hai sbagliato, cosa puoi migliorare, e andare avanti.
Certo, non è una soluzione magica. Non risolverà tutti i tuoi problemi. Ma può darti una prospettiva diversa, un momento di chiarezza, un respiro profondo in un mondo che va sempre più veloce. E per noi che amiamo smontare le cose per capire come funzionano, forse è proprio quello che ci serve: smontare la nostra dipendenza dalla connessione, per ricostruire una vita più significativa. E magari, la prossima volta che siete in un bar, provate a lasciare il telefono in tasca. Potreste scoprire qualcosa di interessante… su voi stessi.
