
Sapevi che lo zucchero ha fatto un hacking più subdolo di un keylogger sul tuo PC aziendale?
Negli anni ’60, Big Sugar si è messo a smanettare con i nutrition scientist come se fossero righe di codice, e il risultato è stato un bug che ci ha fatto credere per decenni che i grassi fossero il vero nemico del cuore.
Una recente scoperta di documenti segreti (sì, come le password scritte su post-it sotto la tastiera) ha rivelato che l’industria dello zucchero ha finanziato studi per spostare l’attenzione dalla saccarosio ai grassi saturi. In pratica, hanno fatto un bel refactoring della narrativa nutrizionale senza dirci nulla.
E noi maker, che passiamo le notti a solderare schede e a debuggare Arduino, dovremmo imparare qualcosa da questa storia. Primo: se una corporation ti offre fondi per la tua ricerca, chiediti sempre “What’s in it for them?”. Secondo: anche la scienza può essere un sistema chiuso, con i suoi vendor lock-in e le sue dipendenze.
Cosa significa per noi? Be’, la prossima volta che qualcuno ci dice “usa questo framework perché è il migliore”, possiamo rispondere con un bel “prova a dimostrarlo senza i finanziamenti di Big Tech”.
E poi, da veri smanettoni, possiamo prendere il controllo del nostro sistema nutrizionale: leggere le etichette, fare i nostri esperimenti in cucina e, perché no, hackerare qualche ricetta per ridurre lo zucchero. Dopotutto, se l’industria può manipolare la scienza, noi possiamo manipolare i nostri piatti.
In conclusione, ricordate: non fidatevi ciecamente delle narrative mainstream, nemmeno quelle scientifiche. Verificate, testate e, se necessario, rifattorizzate. E se qualcuno vi dice che il grasso è cattivo, chiedetegli se ha visto gli ultimi documenti su Big Sugar.
Source: Sugar industry influenced researchers and blamed fat for CVD (2016)
