
Ricordi quando il web era un posto dove ognuno aveva il suo angolino? Niente algoritmi, niente profili aziendali, solo pagine HTML brutte ma autentiche. Ecco, sembra che Hacker News voglia riportarci indietro nel tempo.
Un utente ha lanciato un progetto chiamato “HN PWD” (Personal Web Directory) con l’obiettivo di creare un elenco comunitario di siti personali. Niente di rivoluzionario, ma in un’epoca di social media omogeneizzati, l’idea di raccogliere siti unici e autentici ha un certo fascino.
Il progetto è semplice: se hai un sito personale (blog, digital garden, wiki o altro) e vuoi che sia incluso, puoi proporlo tramite un pull request. L’unico requisito è che tu abbia il controllo completo sul design e sul contenuto. Niente WordPress.com o Medium, insomma.
Come smanettone, non posso che apprezzare l’iniziativa. Il web personale è sempre stato un terreno fertile per l’innovazione. Ricordate quando i forum erano pieni di “guida per principianti” scritte da appassionati? O quando i tutorial su come assemblare un PC erano più utili di quelli delle aziende? Ecco, questo è lo spirito che voglio vedere tornare.
Tuttavia, c’è un problema: il web personale è morto da un pezzo. O almeno, così sembra. Tra il dominio dei social media e la complessità di gestire un server, pochi si prendono ancora la briga di creare qualcosa di proprio. Ma forse, proprio per questo, l’iniziativa di HN PWD potrebbe essere un segnale di rinascita.
Se sei uno di quei pochi che ancora gestisce un sito personale, è il momento di farti avanti. Non solo per vanità, ma perché il web ha bisogno di voci diverse. E se non hai un sito, beh, forse è il momento di mettersi a smanettare un po’ con un Raspberry Pi e un dominio a 3 euro.
In conclusione, l’idea di HN PWD è semplice ma potente. In un’epoca di uniformità digitale, raccogliere siti personali è un atto di ribellione. E noi smanettoni non possiamo che essere dalla parte dei ribelli.
P.S. Se hai un sito, mandalo pure ai maintainer del progetto. Ma se il tuo sito è ancora su Geocities, forse è meglio aspettare.
