
Se pensavi che la community hacker fosse immune alla solitudine, preparati a una doccia gelida. Un thread su Hacker News ha scoperchiato il vaso di Pandora: persone di tutte le età, anche tra i nostri simili smanettoni, si sentono isolate nonostante (o forse proprio a causa) della vita online.
Il post originale su HN è un grido d’allarme: “Miliardi di persone senza voce siedono ogni giorno da sole, senza nessuno con cui parlare. Passano le giornate sui social quando non sono al lavoro o a scuola. Come possiamo risolvere questo?”
La domanda è grossa, e non ha una risposta semplice. Ma noi, che passiamo le notti a far parlare Arduino tra loro, possiamo almeno provare a ragionarci su.
Prima di tutto, riconosciamo il paradosso: viviamo nell’era della connettività perpetua, eppure siamo più soli che mai. Facebook, Twitter, TikTok… abbiamo più “amici” digitali che mai, ma pochi con cui dividere un caffè o un progetto. Anzi, spesso questi stessi strumenti ci fanno sentire ancora più isolati quando vediamo gli altri vivere vite perfette mentre noi siamo chiusi in cantina a saldare componenti.
Da smanettoni, possiamo fare qualcosa? Certo che sì, e non serve inventare il prossimo grande social network. Anzi, forse la soluzione è andare nella direzione opposta: creare comunità fisiche, laboratori aperti, spazi dove le persone possano incontrarsi intorno a progetti condivisi.
Il nostro vantaggio? Sappiamo come costruire cose. Possiamo creare non solo hardware, ma anche infrastrutture sociali. Ecco alcune idee:
1. Organizzare meetup locali con un tema specifico (es. “Arduino per principianti” o “Raspberry Pi per l’IoT”)
2. Creare piattaforme open-source per trovare compagni di progetto nella propria zona
3. Sviluppare tool che facilitino la collaborazione fisica (es. calendari condivisi per hackerspace)
4. Promuovere il “coding together”: sessioni di programmazione in presenza, non solo su Discord
Ma attenzione ai soliti pericoli: non diventiamo i nuovi Facebook con il vendor lock-in! Qualsiasi soluzione dobbiamo proporre deve essere open-source, decentralizzata e rispettosa della privacy. Non vogliamo finire a ripetere gli errori del passato, vero?
La solitudine è un problema complesso, e non possiamo aspettarci che un nuovo gadget o un algoritmo ci salvi. Ma forse, proprio noi che amiamo smontare le cose per capirle, possiamo aiutare a ricostruire legami umani.
E voi, come affrontate la solitudine da hacker? Avete esperienze con comunità locali o progetti collaborativi? Scrivete nei commenti, e magari organizziamo un meetup virtuale per iniziare!
