
Avete mai sognato di svegliarvi una mattina e scoprire che l’AI ha risolto un problema che ha tenuto occupati i fisici per decenni? Bene, ora è successo. GPT-5.2, l’ultimo modello di OpenAI, ha appena pubblicato un risultato che potrebbe cambiare la nostra comprensione della fisica quantistica.
Sì, avete letto bene. Non stiamo parlando di un altro chatbot che sa fare le ricette o scrivere poesie, ma di un modello che ha derivato una nuova soluzione per un problema di meccanica quantistica. La notizia è esplosa come una supernova su Hacker News, e noi non potevamo certo restare a guardare.
Il risultato specifico è troppo complesso per spiegarlo in un post di blog (e probabilmente anche per me), ma in sostanza GPT-5.2 ha trovato una soluzione numerica a un problema che i fisici teorici affrontano da anni. E non stiamo parlando di una soluzione approssimativa: secondo OpenAI, il modello ha raggiunto un’accuratezza senza precedenti.
Ora, prima che qualcuno inizi a gridare “Rivoluzione!” o “Fine della scienza come la conosciamo!”, facciamo un passo indietro. Questo è sicuramente un risultato impressionante, ma è importante contestualizzarlo. L’AI non ha inventato nulla dal nulla: ha analizzato dati esistenti, ha identificato pattern e ha trovato una soluzione che potrebbe essere utile per i ricercatori.
Per noi smanettoni, questo significa che i modelli linguistici stanno diventando sempre più potenti, ma anche che dobbiamo essere consapevoli dei limiti. Un modello come GPT-5.2 non sostituisce la ricerca umana, ma la supporta. E questo è un bene, perché significa che possiamo usare questi strumenti per fare cose ancora più fighe.
Ad esempio, immaginate di usare un modello simile per simulare esperimenti di fisica o per ottimizzare circuiti elettronici. Oppure per sviluppare algoritmi di machine learning più efficienti. Le possibilità sono infinite, ma dobbiamo ricordare che l’AI è solo uno strumento. E come tutti gli strumenti, va usato con intelligenza.
Detto questo, c’è una domanda che mi ronza in testa: ma quanto costa usare GPT-5.2 per questi scopi? OpenAI non è mai stata la più trasparente in fatto di prezzi, e temo che questo tipo di strumenti possa diventare presto un altro esempio di vendor lock-in. Se vogliamo che la ricerca avanzata rimanga accessibile a tutti, dobbiamo sperare che ci siano alternative open-source che possano competere.
In conclusione, sì, questo è un risultato impressionante. Ma non lasciamoci accecare dall’hype. L’AI è uno strumento potente, ma la vera rivoluzione verrà da chi saprà usarlo con creatività e senza paura di metterci le mani dentro. E noi siamo proprio le persone giuste per farlo.
Quindi, mentre il mondo discute se GPT-5.2 ha risolto il problema del gatto di Schrödinger, noi ci mettiamo al lavoro per costruire qualcosa di ancora più figo.
