
Se pensavi che Google fosse il tuo alleato nella battaglia per la privacy, preparati a una doccia fredda.
Amandla Thomas-Johnson, uno studente giornalista, ha scoperto che Google ha consegnato i suoi dati bancari e delle carte di credito all’ICE (Immigration and Customs Enforcement) senza neanche avvisarlo. E il bello è che Google non gli ha dato neanche la possibilità di opporsi. Insomma, grazie per la privacy, Google!
La storia è venuta fuori grazie a un subpoena (una richiesta legale) che ICE ha mandato a Google. Il gigante di Mountain View ha obbedito senza fare domande, e solo dopo mesi lo studente ha scoperto cosa era successo. Morale della favola: se pensavi che i tuoi dati fossero al sicuro nel cloud, forse è il momento di riconsiderare.
Come smanettone, questa notizia mi fa venire in mente una cosa: quanti di noi usano Google per tutto, dal cloud storage alla posta elettronica, senza mai chiedersi chi ha accesso ai dati? Io dico che è ora di svegliarsi. Se anche un servizio come Google, che dovrebbe essere all’avanguardia in termini di sicurezza, può fare un pasticcio del genere, cosa possiamo aspettarci dagli altri?
Per noi maker e hacker, la lezione è chiara: controlla sempre cosa succede ai tuoi dati. Se usi servizi cloud, almeno quelli open source, e se possibile, cerca di mantenere il controllo sui tuoi dati. E se devi condividere informazioni sensibili, chiediti sempre: “Chi potrebbe averci accesso, e con quali conseguenze?”
E poi, un altro pensiero: perché dobbiamo sempre fidarci dei big tech? Non è che abbiamo alternative? Certo, costruire infrastrutture autonome è più complicato, ma almeno sappiamo che i nostri dati restano nostri. E in fondo, non è questo il bello del nostro mondo? Smontare, capire, costruire qualcosa di meglio.
Quindi, la prossima volta che Google ti dice che “non è male”, ricordati questa storia. E forse, giusto per sicurezza, inizia a guardarti le spalle.
Source: Google handed ICE student journalist's bank and credit card numbers
