Google e i certificati HTTPS: quando la matematica vince sui quantum

Google e i certificati HTTPS: quando la matematica vince sui quantum

Google ha fatto un colpo da maestro: ha compresso 2.5KB di dati in soli 64 byte per proteggere i certificati HTTPS dagli attacchi quantistici. Sì, hai letto bene: 2.5KB in 64 byte. È come mettere un elefante in una scatola da scarpe e poi farla volare.

La tecnica si chiama Merkle Tree Certificate e, dopo essere stata integrata in Chrome, sta per diventare lo standard. In pratica, Google sta usando una struttura dati chiamata albero di Merkle per rendere i certificati HTTPS resistenti anche ai futuri computer quantistici.

Ma come funziona esattamente? Immagina di avere una catena di blocchi (come nella blockchain) dove ogni blocco contiene un hash del precedente. Se qualcuno modifica anche solo un byte, tutta la struttura salta. Geniale, no?

Da smanettone, non posso che apprezzare questa soluzione. È elegante, matematicamente solida e, soprattutto, non richiede cambiamenti radicali nella nostra infrastruttura esistente. Inoltre, il fatto che Chrome abbia già supporto per questa tecnologia significa che possiamo iniziare a sperimentare senza dover aspettare anni.

Cosa significa per noi? Be’, se sei uno di quelli che ama smanettare con server, certificati e reti, ecco un nuovo giocattolo da testare. Potresti anche trovare un modo per applicare questa tecnica ai tuoi progetti personalizzati. E se sei un maker che costruisce dispositivi IoT, questa è una notizia ancora più importante: proteggere le tue creazioni dagli attacchi è sempre stato un problema, ma ora abbiamo uno strumento in più.

Certo, non tutto è perfetto. Il fatto che Google stia guidando questa rivoluzione solleva qualche preoccupazione sul vendor lock-in. Se tutti iniziano a usare solo le soluzioni di Google, dove andremo a finire? Inoltre, la privacy? Gli alberi di Merkle sono pubblici, il che significa che chiunque può vedere la struttura dei certificati. Non è un problema di sicurezza, ma di trasparenza.

In conclusione, Google ha fatto un passo avanti significativo nella sicurezza HTTPS. È una soluzione che merita attenzione, sperimentazione e, perché no, un po’ di critica costruttiva. Ora, se scusate, vado a smanettare con i miei certificati.

Source: Google quantum-proofs HTTPS by squeezing 2.5kB of data into 64-byte space

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