
E se ti dicessi che tra poco i tuoi repo potrebbero iniziare a pulirsi da soli, triare gli issue e persino scrivere documentazione?
GitHub Agentic Workflows è l’ultima trovata di GitHub Next e Microsoft Research per portare l’IA nei flussi di lavoro dei repository. La promessa? Automatizzare compiti noiosi con agenti AI, ma con delle solide guardrail per evitare catastrofi.
La cosa interessante è che tutto si configura con file markdown invece che con YAML complicati. Vuoi un report quotidiano degli issue? Basta scrivere in linguaggio naturale e il sistema lo trasforma in un workflow di GitHub Actions.
Il tutto con permessi minimali per default e sandboxing per evitare che l’agente AI diventi un Terminator per il tuo codice.
Da smanettone, mi piace l’idea di poter automatizzare compiti ripetitivi. Finalmente potrei passare meno tempo a triare issue e più a scrivere codice. Però mi preoccupa un po’ il vendor lock-in: se GitHub dovesse cambiare le regole, ci ritroveremmo tutti con i repository in ostaggio.
E poi, ammettiamolo: alcuni di noi amano quel senso di controllo che deriva dal fare tutto a mano. Queste automazioni rischiano di toglierci un po’ di quel divertimento.
Però, se usate con parsimonia, queste workflows potrebbero davvero essere utili. Immagina di svegliarti con un PR che rifattorizza il tuo codice, o con un report che ti dice quali test sono falliti e perché.
Il bello è che puoi usare vari motori AI: GitHub Copilot, Claude, Codex, o anche i tuoi modelli custom. Questo significa che non sei vincolato a un unico provider.
Ma attenzione: non fatevi ingannare dall’hype. Questo non è un sostituto per il vostro lavoro. È solo un assistente, e come ogni buon assistente, va addestrato e supervisionato.
Quindi, cosa ne pensate? Siete pronti a lasciare che l’IA si occupi di alcune delle vostre attività di manutenzione del codice? O preferite ancora fare tutto a mano, con quel tocco artigianale che solo noi veri maker possiamo apprezzare?
Io per ora mi tengo pronto a provare, ma con un occhio critico. Perché, come dice sempre il mio vecchio computer, ‘trust but verify’.
Source: GitHub Agentic Workflows
