Gemini sotto assedio: 100.000 tentativi di clonazione e Google che si strofina le mani

Gemini sotto assedio: 100.000 tentativi di clonazione e Google che si strofina le mani

Google ha appena confessato che il suo amato Gemini è stato bombardato con oltre 100.000 prompt da parte di attaccanti che cercavano di clonarlo. E mentre noi comuni mortali ci chiediamo se sia il caso di preoccuparsi, i geni di Mountain View sembrano quasi compiaciuti. Ma andiamo con ordine.

La tecnica in questione è la “distillation”, un processo che permette di replicare le funzionalità di un modello avanzato a costo ridotto. In pratica, qualcuno ha provato a succhiare il cervello di Gemini per creare un clone low-cost. E Google, invece di arrabbiarsi, sembra quasi dire: “Beh, almeno ci provano!”.

Per noi smanettoni, questa notizia ha diversi spunti interessanti. Primo, dimostra che anche i modelli più avanzati non sono immuni a tentativi di reverse engineering. Secondo, ci ricorda che l’open source e la trasparenza potrebbero essere una via d’uscita. Se Google rendesse Gemini più accessibile, magari non avremmo così tanti clone illegali in giro.

Ma c’è anche un lato oscuro. La distillazione potrebbe portare a modelli “scadenti” che diffondono informazioni sbagliate o pericolose. E chi ne paga il prezzo? Noi utenti, ovviamente. Inoltre, Google sembra più preoccupata di mostrare la resilienza del suo modello che di affrontare il problema alla radice.

Cosa possiamo fare noi? Beh, per cominciare, possiamo continuare a sperimentare con modelli open source come Llama o Mistral. E se qualcuno ci chiede di clonare Gemini, possiamo sempre rispondere con un bel “No, grazie, ho già abbastanza progetti in ballo!”.

In conclusione, questa storia ci ricorda che la tecnologia non è mai così semplice come la dipingono. E che, alla fine, la vera innovazione viene da chi mette le mani in pasta, non da chi si limita a contare i tentativi di hacking.

Source: Attackers prompted Gemini over 100,000 times while trying to clone it, Google says

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