
Se pensavate che il web 2.0 fosse morto e sepolto, vi sbagliavate di grosso. Digg, il sito che ha definito l’era del linkbait e delle discussioni infuocate, è tornato a fare notizia. Stavolta però non per un rilancio epico, ma per un altro downsize doloroso. E Kevin Rose, il fondatore, sta tornando come un fantasma del passato tecnologico.
In un comunicato che sa più di epitaffio che di roadmap, il CEO Justin spiega che “il prodotto non ha trovato il suo mercato” (traduzione: nessuno usa più Digg). Ma la vera bomba è un’altra: il sito è stato invaso da bot così avanzati che hanno reso impossibile distinguere tra utenti reali e algoritmi. Insomma, Digg è diventato vittima del suo stesso problema: la mancanza di autenticità.
Per noi che passiamo le notti a smanettare con Raspberry Pi e Arduino, questa notizia ha un che di ironico. Da una parte, è la conferma che anche i giganti del web possono crollare sotto il peso della propria architettura. Dall’altra, ci ricorda che il vero valore sta nelle community reali, non in quelle generate da script. Se Digg aveva un problema con i bot, forse era perché aveva smesso di essere un posto dove gli utenti venivano prima di tutto.
Ma veniamo al punto: cosa significa per noi maker e hacker? Intanto, che il problema dei bot non è solo di Digg. Ogni piattaforma che si basa su interazioni umane (e anche quelle che non lo fanno) deve affrontare questa sfida. Se state pensando di lanciare un nuovo social, un forum o anche solo un blog, tenete conto che il 70% del traffico potrebbe essere spam. Soluzioni? Dai CAPTCHA avanzati a sistemi di reputazione basati su blockchain (sì, lo so, ho detto “blockchain” e mi vergogno).
E poi c’è la questione nostalgia. Molti di noi hanno iniziato a smanettare proprio grazie a siti come Digg. Era lì che si trovavano link a tutorial su Arduino, discussioni su come hackerare una vecchia console o guide per costruire il primo drone. Se Digg riesce a tornare con una piattaforma che valorizza davvero la community tech, forse c’è speranza. Ma se diventa solo un altro social con algoritmi opachi, meglio continuare a usare i nostri forum preferiti.
Infine, una nota sarcastica: se Kevin Rose torna per “salvare” Digg, speriamo che questa volta abbia imparato la lezione. Niente vendor lock-in, niente algoritmi che premiano il clickbait, e soprattutto, niente bot. Perché se c’è una cosa che noi smanettoni odiamo, è quando il web smette di essere nostro.
In conclusione: Digg è un caso studio perfetto su cosa succede quando un prodotto non riesce a trovare il suo posto. Ma per noi, è anche un promemoria: il futuro del web è nelle mani di chi lo costruisce con passione, non con algoritmi.
Source: Digg is gone again
