
E così, dopo anni a ripetere “No, non è una nuova edizione!” come un mantra, Wizards of the Coast ha finalmente alzato bandiera bianca. Ora ufficialmente chiamano la nuova versione di Dungeons & Dragons 5.5E, proprio come molti di noi facevano da anni.
La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno, o meglio, come un dado a 20 facce che rotola sul tavolo e si ferma sul numero che tutti aspettavano. Perché insistere a negare l’evidenza? Forse per evitare di ammettere che anche loro, come noi, a volte devono aggiornare il sistema.
Ma perché questa resa improvvisa? Probabilmente perché, come quando smonti un vecchio PC per vedere cosa c’è dentro, a un certo punto devi ammettere che le cose sono cambiate. Nuove regole, nuovi supplementi, nuove meccaniche… era inevitabile che qualcuno dicesse: “Ehi, ma questa è una nuova edizione!”
Per noi smanettoni del D&D, cosa cambia? Beh, innanzitutto possiamo smettere di litigare su cosa sia “ufficialmente” una nuova edizione. Possiamo continuare a hackerare le regole, a modificare le meccaniche e a creare le nostre campagne personalizzate senza sentirci in colpa. Anzi, ora abbiamo una scusa in più: “Ma è la 5.5E, no?”
Ma attenzione, non è tutto oro quel che luccica. La 5.5E potrebbe anche significare più contenuti a pagamento, più supplementi “must-have” e più pressione per aggiornare il proprio arsenale di manuali. Insomma, il solito problema del vendor lock-in, ma con i dadi invece che con i software.
In ogni caso, la cosa più importante è che possiamo continuare a divertirci. Che sia 5E, 5.5E o 6E, l’importante è che il gioco rimanga un’esperienza creativa, collaborativa e, soprattutto, divertente. E se Wizards of the Coast ha finalmente capito che dobbiamo chiamare le cose con il loro nome, tanto meglio.
Quindi, cari nerd, continuate a smanettare, a modificare e a creare. Il mondo del D&D è anche vostro, e ora almeno lo sappiamo tutti.
