
Avete mai pensato che il futuro dei data center potrebbe non essere sulla Terra, ma tra le stelle? Beh, secondo SpaceX, Google e una manciata di start-up, sì. Ecco la nuova frontiera: data center spaziali.
La scorsa settimana, SpaceX ha acquisito xAI, creando un colosso da 1.25 trilioni di dollari con l’obiettivo di spedire server e hardware in orbita. Non sono soli: anche Google, Lonestar, Axiom e Starcloud (sì, quella supportata da Nvidia) si stanno buttando a capofitto in questa nuova avventura. Le motivazioni? Energia solare infinita, spazio illimitato e, soprattutto, razzi giganteschi. Cosa potrebbe andare storto?
Per noi smanettoni, la domanda è: ma davvero ha senso?
Prima di tutto, parliamo di costi. Mandare un server nello spazio costa molto di più che costruirne uno qui sulla Terra. E non sto parlando solo di soldi, ma anche di risorse. Ogni chilo di hardware che viene lanciato richiede tonnellate di carburante e un sacco di ingegneria. E poi, chi si occupa della manutenzione? Mandare un tecnico ogni volta che un server si surriscalda non è esattamente scalabile.
E che dire dell’ecosistema? Noi maker adoriamo riciclare, riutilizzare e rimettere in sesto le cose vecchie. Ma nello spazio? Non esiste il concetto di ‘fai da te’ quando si tratta di riparare un data center in orbita. E poi, cosa succede quando un server si rompe? Lo buttiamo nel vuoto cosmico?
Non fraintendetemi, l’idea di avere data center alimentati da energia solare è affascinante. Ma è davvero la soluzione migliore? Per noi che amiamo Arduino, Raspberry Pi e tutto ciò che è open source, questa sembra più una mossa di marketing che una vera innovazione.
E poi, c’è il problema del vendor lock-in. Se tutti i data center saranno gestiti da poche grandi aziende, dove andremo a finire? Noi smanettoni abbiamo sempre avuto la libertà di scegliere le nostre soluzioni, di sperimentare e di creare. Ma se il futuro è nelle mani di pochi, questa libertà potrebbe scomparire.
In conclusione, i data center spaziali potrebbero essere una cosa figa, ma per ora sembrano più una bufala che una vera rivoluzione. E voi, cosa ne pensate? Val la pena investire in questa nuova frontiera, o è solo l’ennesima bolla tecnologica?
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