Data Center Company Towns: il futuro secondo chi vi ha portato i campi di detenzione ICE

Data Center Company Towns: il futuro secondo chi vi ha portato i campi di detenzione ICE

Sapete cos’è il capitalismo tecnologico quando non ha più fantasia? Vi propone le stesse soluzioni, ma per problemi diversi. Oggi tocca ai data center: dopo aver visto cosa sanno fare con le carceri private, ecco che arrivano le ‘company towns’ per i contractor.

Sì, avete capito bene. Quelle aziende che vi hanno portato i campi di detenzione ICE ora vogliono costruire cittadine intere per i lavoratori dei data center. Perché? Beh, immagino per la stessa logica che porta a mettere un frigorifero nella stanza di un bambino: se li tieni tutti insieme, magari risparmi sui trasporti.

La notizia arriva da Gizmodo e parla di un progetto che fa venire in mente più ‘Black Mirror’ che un futuro radioso. L’idea è creare comunità autosufficienti dove i contractor possano vivere, lavorare e (presumibilmente) respirare aria viziata di server 24/7.

Da smanettone, la mia prima reazione è stata: “Oh, finalmente un posto dove posso vivere a contatto con i miei amati data center!” Ma poi ho letto meglio e ho capito che probabilmente sarà un mix tra un campus aziendale e un villaggio turistico low-cost.

Cosa significa per noi che amiamo mettere le mani in pasta? Beh, se siete come me e passate il tempo a smanettare con Raspberry Pi e Arduino, forse questa è l’occasione per testare nuove architetture di rete o sperimentare con l’edge computing in condizioni… particolari.

Ma attenzione, perché qui c’è un grosso problema: il vendor lock-in. Se queste cittadine saranno gestite da un’unica azienda, possiamo immaginare quale sarà il destino di chi vorrà portare le proprie soluzioni open-source. Sarà come cercare di installare Linux in un negozio Apple.

E poi c’è la questione privacy. Vivere in una bolla aziendale significa che ogni tuo movimento sarà monitorato, analizzato e probabilmente venduto al miglior offerente. Per noi che amiamo la privacy e la libertà digitale, questo è un incubo.

In conclusione, se da una parte l’idea di avere tutto in un unico posto può sembrare comoda, dall’altra è un passo indietro verso un futuro distopico dove il lavoro e la vita si fondono in un unico, triste mix.

Quindi, mentre aspettiamo di vedere se queste cittadine diventeranno realtà, continuate a smanettare in pace nelle vostre tane tecnologiche. E ricordate: se vi offrono un lavoro in una di queste, forse è meglio dire di no.

Source: Coming Soon, From the People Behind ICE Detention Camps: Data Center Company Towns

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