
Se pensavi che la migrazione dei dati fosse roba da aziende, ti sbagliavi di grosso. Anche noi smanettoni dobbiamo fare i conti con server, provider e quelle che sembrano scelte banali ma che, in realtà, possono fare la differenza tra privacy e vendor lock-in.
L’autore di rz01.org ha deciso di spostare i suoi servizi da provider non-EU a soluzioni europee, e il risultato è un report che sembra un mix tra diario di viaggio e manuale di sopravvivenza. Partiamo dal presupposto che Fastmail, per quanto fantastico, non è europeo. E allora? Allora si cerca un’alternativa che offra le stesse funzionalità senza costringerti a rinunciare alla tua privacy.
Mailbox.org è un’opzione, ma con qualche limite. Uberspace, invece, è la soluzione che ha convinto l’autore. “Pay what you want”? Sì, ma con un servizio solido e flessibile. E poi c’è NextCloud, che non è perfetta ma offre CalDAV, CardDAV e la possibilità di condividere file. Insomma, un po’ di overhead in cambio di libertà.
Ma la vera domanda è: cosa significa tutto questo per noi maker e hacker? Significa che possiamo (e dobbiamo) prendere in mano la nostra infrastruttura. Non è facile, ma è possibile. E se qualche server non funziona come dovrebbe, beh, è il prezzo da pagare per non dipendere da Big Tech.
E poi c’è la storia del Chromebook sostituito da un MacBook Air con MX Linux. Perché? Perché anche il relax deve essere open source, ovviamente. E se non funziona? Beh, almeno ci avremo provato.
In conclusione, sì, la migrazione è possibile. Ma è un lavoro da nerd, con tanto di smontaggio e rimontaggio. E se ti piace smanettare, questo è il tuo momento.
Source: Migrating to the EU
