
Immagina di chiudere una chat con un assistente AI, convinto che la conversazione sia al sicuro. E invece? Un click malevolo può aver già rubato tutto.
Sì, avete letto bene. Un recente attacco ha dimostrato che Copilot può essere sfruttato per esfiltrate dati dalle chat storiche, anche dopo che l’utente ha chiuso la finestra. Niente di nuovo sotto il sole, direte voi, ma il punto è che questo exploit è stato particolarmente subdolo: si è nascosto in un click, ha fatto il suo sporco lavoro e poi è sparito senza lasciare tracce.
Per noi smanettoni che usiamo questi tool per automatizzare il lavoro o per esperimenti geek, la notizia dovrebbe suonare come un campanello d’allarme. Se pensavate che chiudere una chat fosse sufficiente a proteggere i vostri dati, beh, è ora di rivedere le vostre abitudini.
Ma non è solo questione di sicurezza. Questo attacco solleva anche domande scomode sul vendor lock-in di Microsoft e su quanto possiamo davvero fidarci degli assistenti AI. Se anche i big del settore hanno falle così evidenti, cosa possiamo aspettarci dai tool open-source che usiamo nei nostri progetti?
Per noi maker, la lezione è chiara: se state usando Copilot (o qualsiasi altro AI assistant) per gestire dati sensibili, fate attenzione. Non solo per l’esfiltrate, ma anche per il fatto che questi tool potrebbero non essere così “intelligenti” come vogliono farci credere.
E poi, ammettiamolo: c’è qualcosa di profondamente inquietante nel pensiero che un click possa rubare i nostri segreti. Forse è tempo di tornare a smanettare con soluzioni più trasparenti, anche se meno “cool”.
In conclusione, se c’è una cosa che questo attacco ci insegna, è che la tecnologia, per quanto avanzata, non è mai immune da vulnerabilità. E per noi che viviamo di codice e circuiti, è un promemoria utile: la sicurezza è sempre l’ultimo step, mai il primo.
Source: A single click mounted a covert, multistage attack against Copilot
